Telefonate elettorali, Episodio 1: cosa si diranno il 5 marzo

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Sono le 4:30 del mattino del 5 marzo 2018. Bruno Vespa ed Enrico Mentana sono reduci da una delle maratone elettorali più lunghe della loro vita. Le proiezioni dei vari istituti di sondaggi sono ormai categoriche: non ha vinto nessuno. Il centrodestra si è fermato al 39%, ad un passo dalla soglia di governabilità. Il M5s è primo partito italiano ma non sfonda, Renzi regge ma è sotto il 25%. I telefoni tacciono: nessuno chiama nessuno per concedere la vittoria. Poi Berlusconi fa il primo passo. Ad Arcore viene dato ordine di comporre il numero di telefono del fiorentino. 

B:”Ciao Matteo, sono io…Silvio. Che ti avevo detto? Sono sempre il più forte.”

R:”Silvio, buongiorno. Qui ho numeri diversi. Sei arrivato primo ma non hai vinto.”

B:”Dai Matteo, non scherzare. Parliamo di cose serie: quando lo facciamo il Patto di Arcore?”

R:”Presidente, al massimo un Nazareno-bis. Ad Arcore non posso venire. Mi vuoi morto?”

B:”No, no. Hai ragione. Aspetta, aggiungo alla chiamata Salvini. Vediamo che dice lui. Abbiamo bisogno dei suoi parlamentari per fare le larghe intese”.

S:”Pronto Presidente, so già per cosa mi hai chiamato. Ci sto, ma alle mie condizioni: Stop invasione, no Vax, Salvini premier. “.

R:”Secondo Matteo, non mi sembri nella posizione di dettare condizioni. Hai fatto il pieno al Nord, ma al Sud sei al 2%. E poi basta con questi slogan, la campagna elettorale è finita!”

B:”Ragazzi, non litigate cribbio! Dai, forse un’idea ce l’ho io.”

S e R:”Sentiamo”.

B:”Sento crescere dentro di me lo spirito che nel 1994 mi portò a scendere in campo. L’Italia è il paese che amo, sono pronto a fare il Presidente del Consiglio”.

R:”Silvio, dimentichi un dettaglio: sei incandidabile!”

B:”Tutta colpa di una magistratura politicizzata che è il vero cancro della democrazia. Ma ho una soluzione alternativa: chiederemo la grazia a Mattarella!”

S:”Mattarella non acconsentirà mai.”

R:”Concordo”.

B:”Ora ne parliamo direttamente con lui, ma mi raccomando: dovrete essere voi per primi a farvi portavoce di questa istanza. Solo in questo modo il Presidente della Repubblica potrà prenderla realmente in considerazione”.

Al Quirinale il telefono squilla a vuoto. Mattarella è impegnato: “Giggino” Di Maio, ignaro del fatto di non avere i numeri per formare il governo, sta stalkerando il capo dello Stato. Vuole che gli venga assegnato un mandato esplorativo. Il Presidente è in difficoltà, non sa come riportarlo sulla Terra. Di Maio sembra posseduto, di congiuntivi non ne azzecca mezzo.

DM: “Presidente Mattarella, io sono convinto che fossi la persona giusta per guidare l’Italia. Il Movimento 5 stelle è il primo partito, Lei pensa che il popolo le perdonasse una simile interferenza nella vita democratica?”.

PdR:”Di Maio ma quale interferenza! Lei non rappresenta neanche un terzo degli italiani: è andato a votare un cittadino su 2. E Lei ha preso il 25% di questo 50%”.

DM:”Presidente Lei sta dando i numeri: onestà, onestà, onestà!”.

Nel frattempo, ad Arcore, Silvio Berlusconi è impaziente. Le linee telefoniche bollenti. I parlamentari azzurri attendono indicazioni: vogliono sapere cosa dire davanti alle telecamere. Il Cavaliere chiede di essere lasciato solo. Si reca nel suo studio e scrive un comunicato stampa. Le agenzie riportano la notizia. Si diffonde un clima di incredulità.

Il comunicato recita:”I nostri Difensori del Voto in tutta Italia c’hanno informato che sono avvenuti dei brogli in diversi seggi. Il Partito Democratico di Matteo Renzi si è visto privare di migliaia di voti. Non possiamo accettare una sospensione della democrazia. Oggi mi recherò dal Capo dello Stato per chiedere che si torni al voto”.

Matteo Renzi legge l’agenzia e un attimo dopo chiama Berlusconi.

R:”Presidente, ma come? Hai chiesto nuove elezioni…”

B:”Dai Matteo, l’ho fatto per te..per noi…”


Scenario elettorale numero 1: cosa succede se non vince nessuno.

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