Ascesa e declino di Maria Elena Boschi

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La prima volta che Silvio Berlusconi si trovò di fronte Maria Elena Boschi rimase folgorato dai suoi occhi azzurri: “Lei è troppo bella per essere comunista“, le disse. Alla battuta del Cavaliere, quella che veniva definita l’amazzone del Pd, rispose con garbo e personalità: “Presidente, solo lei pensa che esistano ancora i comunisti“.

Erano gli anni del primo Renzi, il rottamatore, l’uomo del momento sempre in cima ai sondaggi sul gradimento degli elettori. Da allora è cambiato il mondo, ma non il rapporto che lega Maria Elena e Matteo. Se per definire i fedelissimi di Berlusconi si usava l’espressione cerchio magico, la magia di Renzi stava nel giglio. Richiamo a Firenze e al suo simbolo, che per fare spazio a Maria Elena veniva esteso alla Toscana tutta.

Maria Elena, la ragazza di provincia che ha fatto strada. Cento su 100 alla maturità, 110 con lode all’università. “La figlia di Boschi farà carriera“, ripetevano le mamme ai figli maschi in età di Laterina (Arezzo) e avevano ragione loro. Un buon partito, una ragazza da sposare, una in prima linea fin dai tempi del catechismo. E Maria Elena le attese non le delude. Almeno per un po’.

Ma pure le famiglie perfette hanno le loro crepe. Quella di Banca Etruria è enorme. Il babbo fa il vicepresidente dell’istituto bancario quando arriva il crac, e il governo – dove Maria Elena fa il ministro – con un decreto salva capre e cavoli. Se per ogni fine c’è un inizio, questo è quello di Maria Elena.

Ma in questa ascesa e in questo declino qualcosa rimane: il rapporto con Renzi, l’essere stata tra le prime a schierarsi a favore di quel ragazzo di Rignano sull’Arno che voleva ribaltare il Pd.

Il giglio magico non sfiorisce. Quando è chiaro che nel collegio della sua Arezzo subirebbe una sconfitta epocale, quando emerge in maniera lampante che sconterebbe le colpe del padre e le ambiguità proprie, Renzi salda il suo debito di riconoscenza e amicizia.

Nella notte in cui fa le liste, rintanato nel bunker di Largo del Nazareno, Renzi la piazza in Trentino Alto Adige. Lontano dalla pancia dell’Italia arrabbiata, in uno dei collegi più sicuri che il Pd possa vantare. E pure qui la sua presenza crea divisioni. Dal partito decidono di andarsene in 20: quel popolo orgoglioso di frontiera non accetta imposizioni calate dall’alto. Lei prova a rintuzzare: “Imparerò il tedesco“, dice. Ma non bastano capelli biondi e occhi di ghiaccio a farla sentire meno straniera.

Quando filtrano voci che la vogliono premier di un prossimo governo di larghe intese, subito parte la corsa alla smentita. Quasi Maria Elena sia fonte d’imbarazzo, candidata improponibile. Per la prima della classe è tutto così difficile da accettare. Ma se qualcosa la accomuna al suo leader è la voglia di rivalsa. E la fiducia che il tocco magico non può svanire. Un po’ come il giglio, il loro giglio, non può appassire.


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2 risposte a “Ascesa e declino di Maria Elena Boschi”

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