Veltroni is back

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Quando sale sul palco dell’Eliseo, a Roma, il volto di Walter Veltroni non tradisce emozione. Eppure l’acclamazione che gli riserva il suo popolo non lo lascia indifferente. Non si aspettava un’accoglienza simile: è il segno che tra la gente del Pd c’è voglia di normalità, di centrosinistra, di un ritorno alle origini che non passi per le forzature renziane.

Parla Walter, e sembra quasi un gigante. In una politica diventata smart, molto social, le sue parole lasciano intravedere una visione, un progetto a lunga scadenza . E non vuol dire che sia nuovo, anzi. Affonda le radici nella fondazione del Pd, il Partito Democratico di cui fu primo segretario. È trascorso più di un decennio, ma la sensazione è ambigua. Come se si parlasse di un tempo lontano, ma allo stesso tempo attuale. Come se le cose dette allora, valessero oggi ancora di più.

Per questo i richiami a quella storia fanno breccia nel pubblico dell’Eliseo, che non perde occasione per ribadire la sua approvazione con applausi frequenti. Anche se non tutti in platea, sul momento, colgono la stoccata riservata a Renzi, l’attacco preventivo ad ogni ipotesi di Nazareno-bis. Perché Berlusconi, agli occhi di Veltroni, resta sempre e comunque il “principale esponente dello schieramento a noi avverso“. Ed è su quell’avverso che marca il tono della voce, che fa leva per evidenziare la differenza tra il suo Pd e quello di Renzi.

Dice no alle marmellate, dice sì ad un governo che collabori in Parlamento per scrivere le regole del gioco, ma solo quelle. Rivendica le differenze con l’altra parte, insomma. E il destinatario delle sue prese di distanza, più che Berlusconi, sembra essere sempre e comunque Renzi, il segretario che ha svenduto all’uomo di Arcore l’anima del Pd.

Quando scende dal palco, travolto da un’ondata d’affetto che si traduce in una standing ovation, Walter torna ad accomodarsi in platea. Ed è lì che incontra il giornalista Corrado Augias: “Mica penserai di cavartela con un bel discorso e di rimetterti a fare film? Noi ti vogliamo segretario del Pd“, gli dice. Veltroni si schermisce, alza entrambe le mani e risponde “No, no…non ci penso proprio“.

Per ora, evita di aggiungere. Perché se e quando il crollo di Renzi verrà certificato dai numeri, allora sarà difficile non andare a bussare alla sua porta. Ci sarà da rimettere mano alle fondamenta del Partito, servirà una personalità autorevole in grado di tenere insieme i pezzi, di frenare l’emorragia che la resistenza di Renzi certamente determinerà. È nel ritorno all’antico che la vecchia dirigenza confida per archiviare un futuro che non è stato all’altezza. Forse torna Walter

 


 

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