Rosario, Vangelo, Nord. Salvini riscrive Salvini

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Lo vedi agitare il rosario, davanti al popolo leghista riunito in Piazza Duomo, a Milano, e in quel preciso istante comprendi che Matteo Salvini fa sul serio. I riti celtici in riva al Po che furono di Umberto Bossi dimenticati. Non suona più il “Va, pensiero” di Giuseppe Verdi o se lo fa è roba da amarcord, da riunioni per militanti a Pontida, mica da comizi nel 2018.

No, Salvini punta in alto. Realmente è convinto che anche dal Sud, dal meridione una volta terrone, da “Roma ladrona” in giù, possano arrivare vagonate di voti per lui e quel che resta della Lega-una volta Nord. Usa toni rassicuranti come mai prima. Salvini non è l’uomo nero. Salvini non fa più paura. Piuttosto si racconta come l’uomo che le paure le farà evaporare una volta al governo.

Ma il nuovo Salvini non ha perso il gusto per il colpo ad effetto. Dopo il rosario arriva la Costituzione. E dopo ancora il Vangelo. Sono i simboli di un’Italia sempre uguale a se stessa, di un Paese che un giorno invoca la rivoluzione, l’altro si arrocca contro il cambiamento. Così Salvini usa i vuoti per riempirli. Poggia la mano sui testi sacri – della Repubblica e del Cristianesimo – e pronuncia un giuramento che nelle intenzioni dovrebbe risultare solenne. Ne viene fuori qualcosa di leggermente diverso, un approdo che agli occhi dei militanti ha i crismi della svolta mistica, a quelli esterni pare una trovata evitabile, dal retrogusto kitsch.

Ma in politica sono le parole a costruire l’immaginario, conta quasi più il racconto che il finale. Perciò, quando giura fedeltà a 60 milioni di italiani, è proprio il verbo a fare il vuoto. Matteo che si impegna, Matteo che cita Gesù, che solletica le speranze degli “ultimi che saranno i primi“, che delinea un manifesto di pragmatismo al potere fatto di “sporcarsi le mani“, di lavoro, di no alla corruzione e alle mafie. Matteo che parla alla pancia, ma pure alla testa degli elettori. Matteo che si tocca il petto ad indicare il cuore e poi indica il pubblico a volerglielo consegnare. Salvini che prova a fare la storia. E da quella parte: dal rosario e dal Vangelo, fino alla Costituzione. Salvini che riscrive Salvini.


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