Salvini dica cosa vuole fare da grande

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Non è colpa sua se a più di un mese dalle elezioni non c’è ancora un governo. O meglio, non è colpa soltanto di Matteo Salvini, che almeno su un punto è stato chiaro fin da subito: mai col Pd. E questo sta faticosamente cercando di spiegare a Berlusconi, che indomito continua a caldeggiare l’accordo coi dem nel tentativo di estromettere i 5 Stelle dalla partita.

Pare non accorgersi, il Cavaliere, della posizione scomoda di Salvini, dell’impossibilità di mescolarsi e compromettersi con i nemici che ha sempre osteggiato, di un consenso costruito sulla necessità di essere “l’altro Matteo“, l’alternativa a Renzi per antonomasia. O forse Berlusconi se n’è accorto eccome, e su questo tasto continua a battere, desideroso di mettere alla prova la fedeltà dell’astro nascente, di saggiarne la resistenza alle pressioni di chi puntualmente, tutte le mattine, lo telefona per dirgli di lasciare il “vecchio” ad Arcore e di lanciare Lega Italia.

Come se fosse facile, risponde Salvini, che avrà mille difetti ma in politica è giocatore completo, attento, astuto. Sa bene, il leader della Lega, che un attimo dopo aver annunciato l’accordo con Di Maio, Berlusconi scatenerebbe il finimondo su televisioni e giornali. Eccolo, il vostro Salvini: ha scaricato il centrodestra per prendersi la poltrona del governo insieme ai 5 Stelle. Dopo Fini e Alfano un altro traditore.

Ma il punto è che da questa situazione non si esce. A complicare tutto, più di Berlusconi, è stato Di Maio. Il candidato grillino avrebbe potuto accontentarsi della rinuncia alla premiership di Salvini, andare al governo e imbarcare Forza Italia in una posizione di semi-irrilevanza. Ha voluto strafare: Di Maio premier e senza i voti di Berlusconi.

Sì, peccato che il lavoro sporco non spetti a lui.

All’angolo è finito Salvini, l’uomo che di solito è abituato a muoversi sul ring per assestare ganci. E questo gli chiede gran parte del suo elettorato: prendersi il rischio di tirare un montante da lontano, tentare il colpo del k.o. nei confronti del vecchio pugile Berlusconi, uno che quando è finito a terra ha sempre saputo rialzarsi, con la consapevolezza che se il pugno non fosse abbastanza forte e preciso, al tappeto potrebbe finire proprio lui.

Ma non c’è troppo tempo per decidere il da farsi. Non siamo la Germania, per intenderci. È tempo che Salvini dica cosa vuole fare da grande. È ora di capire cosa sarà Salvini.

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