#Senzadilui

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Dicono che per un attimo, vedendo spuntare su Twitter l’hashtag #RenziTorna, sia stato tentato dal fare una dichiarazione ufficiale, dallo smascherare ad uno ad uno i dirigenti del Pd che vogliono l’accordo col MoVimento 5 Stelle; dicono che abbia perfino accarezzato per qualche istante l’idea di un ritorno al voto: “La gente ha già capito“. Dicono che abbia fatto e detto tutto questo, ma Matteo Renzi in questi anni di continua avanscoperta qualcosa ha imparato: in politica non sempre è corretto esporsi. Non subito, almeno.

Soprattutto quando è chiaro che il gioco non è tanto M5s sì o M5s no, piuttosto Renzi sì o Renzi no. Perché la convocazione di una direzione nazionale che nei prossimi giorni deciderà se sedersi o meno al tavolo coi grillini altro non è che una conta interna al Partito, il tentativo di una certa classe dirigente di strappare il timone dalle mani del capitano fantasma, del senatore di Scandicci che pure senza mostrarsi è ancora il punto di riferimento di un equipaggio intero, dell’uomo che il giorno dopo il voto ha dettato la rotta:”Fate il governo senza di noi“.

Renzi che crede di avere ancora i numeri per bloccare l’iniziativa di Franceschini e gli altri, di cui fa parte ormai lo stesso Martina; Renzi che guarda con sospetto lo stesso Graziano Delrio, che vede ombre dappertutto, ma che se per caso dovesse vedere sconfitta la sua linea non aspetterebbe un giorno per chiamarsene fuori, per strappare la sua tessera e tanti saluti a tutti.

Renzi che non arretra, che sorride dinanzi a quel #senzadime di cui sono pieni i social. Renzi che oggi, guarda un po’, è l’ultimo baluardo in Italia del centrosinistra. Renzi che ormai è chiaro: se vogliono fare l’accordo con Di Maio facciano pure, ma lo faranno #senzadilui.

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