Il Nazareno di Renzi

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Nel barometro degli umori di Matteo Renzi, dal giorno in cui si è reso chiaro che il M5s davvero cercava i voti del Pd, la lancetta è impazzita più di una volta. Perché non sempre la bussola dei leader è sicura nell’indicare la corretta direzione da seguire. E per questo motivo Renzi ha accarezzato in queste ore tutti gli scenari possibili: dal no ad ogni tipo di trattativa alle conseguenze di un’intesa coi grillini.

Renzi, lo stesso che voleva sparire per almeno un anno. Renzi, che sperava di essere richiamato a gran voce dalla base del partito, di essere rimpianto dagli italiani. Alla fine è dovuto tornare in fretta e furia, perché la strategia del “tocca a loro” per poco non ha prodotto un’insurrezione interna al Pd, a dir la verità neanche del tutto scongiurata.

Ma dopo aver riflettuto attentamente, Renzi la sua decisione l’ha presa: no ad un governo coi 5 Stelle. Che è diverso, attenzione, dal no al dialogo coi grillini. Perché loro, i pentastellati duri e puri, quelli che ancora sostenevano di non volere spartire nulla con i partiti tradizionali, al tavolo della trattativa in passato si sono seduti. Lo hanno fatto in streaming , dicendo “No” dall’inizio alla fine, ma lo hanno fatto.

Così, è il ragionamento dell’ex premier, sottrarsi al confronto potrebbe sembrare un dispetto al Paese, un segno d’immaturità. Da qui la decisione di aprire al dialogo, la volontà di accettare un confronto con Di Maio che, ripete Renzi in privato in queste ore, “alla fine per uscire dalla palude ha dovuto bussare alla mia porta“.

Ma la storia a volte fa strani scherzi. Proprio Renzi, il leader osteggiato dalla sinistra per aver riabilitato Berlusconi in un momento in cui aveva perso di centralità politica, adesso torna ad essere l’ago della bilancia grazie a Di Maio.

È il ritorno del Nazareno.

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