Salvini e Renzi: il “non-governo” dei due Matteo

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Delle due l’una. Ma se pure l’una è impossibile allora si passi alla terza. E se il gioco di parole non è chiaro, di più lo saranno nei prossimi giorni un paio di concetti: Di Maio non sarà premier e il Pd è ancora di Renzi.

Così l’onore e l’onere della prossima mossa, dopo le esplorazioni fallite di Casellati e Fico, spetta all’uomo forte di questa fase politica, quel Matteo Salvini che col 35% raggiunto dalla Lega in Friuli ha da una parte confermato il dominio del centrodestra nel Nord del Paese, dall’altra abbassato la cresta ai grillini.

Restano però i due piani differenti su cui il leader del Carroccio è chiamato a camminare, tentanto di non perdere l’equilibrio: da una parte il voto del 4 marzo, che al centrodestra ha dato più parlamentari di tutti; dall’altra la certezza che senza un accordo quei numeri non bastano.

Ma se Salvini ha sempre detto: “Mai un governo con Renzi“, questo non vuol dire “mai un dialogo con Renzi“. E dunque ripartiamo dall’inizio: se il governo centrodestra-5 Stelle non si può fare e quello centrodestra-Pd neanche, allora parliamo pure di un non-governo.

Perché non è un caso che nelle ultime ore Salvini abbia ammesso di sentirsi “con tutti, anche con Renzi“. Così come la disponibilità di Salvini ad accettare un preincarico rappresenta una novità politica non banale.

Da un Matteo ad un altro. Attraverso un bagno di realtà. Con un patto che non comprometta le reciproche diversità. Un’intesa per cui a Salvini spetterà il ruolo di formare un governo delle riforme (legge elettorale in primis) e al Pd quello di non sfiduciarlo.

Prima di tornare ad essere Salvini contro Renzi e Renzi contro Salvini. Il non-governo dei due Matteo.

 

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