L’ultima cena del centrodestra unito?

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Il punto, alla fine, è sempre lo stesso: Berlusconi sì o Berlusconi no? Con la differenza che l’arbitro Mattarella ha già il fischietto in bocca e si sa che quando manca poco al 90esimo e la partita sta per finire pure il portiere può spingersi in avanti alla ricerca del gol.

Così nell’ultima notte di trattative prima del gong del Quirinale può succedere di tutto. Pure quello che in due mesi non è successo. Che Salvini strappi con Berlusconi, ad esempio. O che Berlusconi sacrifichi se stesso sull’altare di un governo e di una rinnovata autonomia, magari.

Perché l’ultima mossa di Di Maio, in attesa di capire cosa dirà da Lucia Annunziata, sembra proprio un tentativo di rimbalzare le responsabilità su Salvini: sull’uomo del momento, come le urne hanno certificato. Anche a patto di rinunciare alla premiership, perché visti i sondaggi, capito che a furia di ostinarsi sul suo nome ha perso l’opportunità di salire a Palazzo Chigi, adesso il rischio è pure quello che qualcuno gli sfili la leadership all’interno del MoVimento, in caso di nuove elezioni.

Quelle nuove elezioni che in tanti, forse tutti, leghisti esclusi, sembrano volere scongiurare. Così l’ultimo giro di consultazioni al Quirinale con Mattarella viene visto come uno spettro da scacciare, quasi si sia andati troppo in fretta, troppo veloci, per consentire a delle forze così diverse di accordarsi su una partita così seria. L’ennesima dimostrazione che il filo conduttore col Paese non è funzionante.

Si gioca un supplementare senza possibilità di rigori, adesso. E può pure capitare che sulla possibilità di decidere chi schierare negli ultimi concitati minuti di gioco si laceri una squadra. Questo è il rischio, questa la prospettiva della cena a Palazzo Grazioli del centrodestra – finora – unito.

Salvini, Berlusconi e Meloni insieme, almeno stanotte. Almeno un’ultima notte. Per capire come andrà a finire, prima del triplice fischio di Mattarella.

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