Il bivio di Silvio Berlusconi

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La tentazione di tornare ad essere agli occhi degli italiani il salvatore della Patria si ripresenta più volte, durante la giornata ad Arcore di Silvio Berlusconi. E più passaggi di un ipotetico discorso di “rottura”, che sia dello stallo o del centrodestra, iniziano ad essere perfino appuntati, a conferma che il Cavaliere realmente è solleticato da un ritorno sulla scena in grande stile.

L’uomo che ha scongiurato il ritorno alle urne in estate, lo statista che ha impedito l’aumento dell’Iva, l’unico che ha rinunciato davvero a tutto pur di dare un governo al Paese. Sì, ma poi?

Proprio la mancanza d’orizzonte frena Berlusconi, che sa bene come gli italiani abbiano memoria corta. E di questo sacrificio tra un paio di mesi si saranno scordati tutti, ripete, mentre Di Maio e Salvini nel frattempo si prenderanno tutto.

Ma perché Matteo non si assume le sue responsabilità e rompe il centrodestra?“, si sfoga Berlusconi ad Arcore. Perché in fondo di quest’alleanza sono prigionieri tutti: Salvini che non ha il coraggio di vedere che succede a lasciarlo, e lui che di stare a braccia conserte mentre parla il leghista ne ha già abbastanza.

Così nel rifugio di Arcore va in scena il tormento di Silvio, il dilemma che più che un bivio rappresenta un dirupo. Nella drammaturgia dell’uomo, l’essere ago della bilancia è occasione imperdibile. Ma il punto è che dando vita ad un esecutivo Lega-M5s oggi, nessuno assicura a Berlusconi che poi “quei due“, Salvini e Di Maio, non vadano avanti per 5 anni facendo di Forza Italia un residuato storico e di lui un 86enne dimenticato dalla storia.

A meno che, alla fine, Berlusconi non riesca ad ottenere rassicurazioni da Salvini che il patto con Di Maio sarebbe a tempo. Un anno al massimo, e poi al voto. Un anno da passare all’opposizione, magari. Senza rompere il centrodestra, come fece Salvini quando Forza Italia appoggiò i primi mesi del governo Monti.

Un Berlusconi all’opposizione gonfierebbe di nuovo le vele forziste. “Sì, ma di Matteo non mi fido“. E dunque si ritorna al punto di partenza, sebbene l’unica strada che escluda con fermezza sia quella di un appoggio esterno, quella sì un’umiliazione per l’uomo e per il politico.

Così l’ipotesi di un sacrificio si allontana, torna a galla l’orgoglio di un leader che ha costruito le sue fortune sul consenso della gente e “allora andiamo a votare, gli italiani non mi tradiranno“.

Non è tra governo e ritorno al voto il dubbio di Silvio, sta tra ciò che è stato e quel che sarà, il bivio di Berlusconi.

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