Tu quoque Salvini, il centrodestra pugnalato

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Parlano ormai la stessa lingua, utilizzano gli stessi argomenti e gli stessi toni. Si sono conosciuti, piaciuti, reciprocamente apprezzati: si sono presi, Di Maio e Salvini. E non si lasceranno.

Troveranno il modo per riunirsi, per continuare la crociata folle contro il “sistema”, lo stesso di cui vogliono tornare a far parte da qui a qualche mese.  Resta soltanto da capire il modo, la maniera per far digerire alle rispettive basi un’alleanza che oramai è nei fatti.

Arrivano da Barbara D’Urso in successione,  Luigi e Matteo, ma è soltanto per non ufficializzare il matrimonio troppo presto, per non bruciarsi tutte le cartucce adesso, che non intervengono in contemporanea. I diarchi dell’abortita Terza Repubblica sanno che il loro parto è travagliato, ma non per questo rinunceranno all’idea di mettere al mondo un governo che si ostinano a considerare legittimo.

La rottura col centrodestra di Salvini è negli atteggiamenti, nelle dichiarazioni che il leader del Carroccio si lascia volutamente sfuggire a Pomeriggio 5, a dispetto di un Berlusconi che ancora pochi minuti prima dell’intervista diffonde una nota in cui auspica che la coalizione resti unita. Ma Matteo freme per rompere: nel pianeta a 5 Stelle ha scoperto un mondo a lui più affine.

Profetizza scenari da politica 2.0, “le prossime elezioni non saranno destra contro sinistra“, dice. Lo fa per far materializzare l’idea che la categoria in cui è stato per anni, il centrodestra, è superata, passata, sepolta.

Il fatto vero, però, è che a seppellirla sarà lui. Tenterà di fagocitare Berlusconi e i suoi elettori, probabilmente andrà in coalizione con la sola Meloni, per isolare un Cavaliere mai così debole. Lo stesso che il centrodestra lo ha fondato e tenuto insieme, pure quando la Lega era al 4% .

Ma le stagioni cambiano, gli uomini pure.

E chissà se prima di subire l’ultima pugnalata, Silvio, avrà la forza di urlare “Tu quoque, Matteo“.

Sottrarsi alla congiura, in un estremo fremito di vita, complicato.

Pure per uno come lui.

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