Cosa dirà Giuseppe Conte nel suo discorso sulla fiducia (e cosa no)

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Il discorso sulla fiducia al Senato è per Giuseppe Conte il primo vero esame da Presidente del Consiglio. Non un concetto nuovo, per il Professore, che per una volta si troverà dall’altra parte della “cattedra”: lui il giudicato, lui quello chiamato a dimostrare di padroneggiare a dovere la materia.

Indiscrezioni delle ultime ore parlano di un discorso preparato in autonomia (e ci mancherebbe altro) ma tenendo conto delle considerazioni e delle istanze dei due veri azionisti del governo gialloverde: Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Sarà un intervento senza particolari picchi, non indimenticabile. Un discorso volto perlopiù a rassicurare l’esterno del Parlamento, a conferma del fatto che difficilmente nel corso della legislatura il perimetro dell’esecutivo potrà allargarsi (fatta eccezione, forse, per Fratelli d’Italia).

Conte cercherà dunque di dare seguito alla richiesta di credito inoltrata poco tempo fa da Di Maio ai mercati (“Fateci prima iniziare a lavorare“), tentando di proporre il suo governo non come un assembramento di pericolosi reazionari, bensì come un propulsore delle innovazioni necessarie al Paese per diventare competitivo con il resto d’Europa.

E proprio l’Europa sarà l’oggetto principale e il convitato di pietra della discussione a Palazzo Madama. Conte ribadirà con forza la collocazione europea dell’Italia, senza rinunciare però a quei distinguo tanto cari soprattutto a Salvini, affermando così la necessità di ripensare l’Unione per renderla più vicina agli italiani e rilanciando l’impegno a ridiscutere i Trattati più penalizzanti dal nostro punto di vista.

“L’avvocato degli italiani” non si sottrarrà alla tentazione di elencare i punti programmatici che hanno di fatto caratterizzato il contratto del “governo del cambiamento”: reddito di cittadinanza, flat tax e abolizione della riforma Fornero. Ciò che non dirà (ma c’è da capirlo) è come pensa di realizzare queste misure e dove crede il suo governo di trovare i soldi. Così come sarebbe una sorpresa scoprire la strategia dell’Italia in fatto di politica estera: saldamente ancorata al blocco atlantico o pronta a strizzare tutti e due gli occhi verso la Russia di Putin?

Come primo esame Conte proverà a strappare un 18. Non il migliore dei crocevia, per chi si propone di riscrivere la storia…

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