Ci vorrebbe una Melania anche in Italia

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La prima volta che prese la parola in pubblico, alla convention Repubblicana che incoronò Donald Trump come candidato del Gop alla Casa Bianca, Melania Trump non fece una grande figura. Tutta colpa di quegli stralci di discorso copiati da Michelle Obama, in un plagio che secondo molti dava la cifra di una coppia “unfit” per la guida degli Usa.

Ma a quasi due anni da allora, la percezione di Melania agli occhi dei cittadini americani è radicalmente mutata. Sarà per il fatto che pure in pubblico sottrae la sua mano alla stretta di Donald, sarà perché molti la descrivono infelice e triste, prigioniera in una torre d’avorio dalla quale vorrebbe scappare. Retroscena di un gossip che non c’appassiona, ma in qualità di First Lady ogni parola e gesto di Melania sono atti politici, sono prese di posizione che pesano sulla linea intrapresa dall’uomo più potente del mondo, prima che suo marito.

Così l’affrancamento di Melania sul tema dell’immigrazione, l’espressione di dissenso verso una politica che prevede la separazione forzata dei bambini dai genitori che attraversano il confine, è una notizia non secondaria. Ci sono parole di moderazione e buon senso nella dichiarazione di Melania, secondo cui gli Usa devono essere “un Paese che segue tutte le leggi ma anche un Paese che governi col cuore“.

C’è quel mix di realismo e umanità che oggi manca in molte parti del mondo. La capacità di ricordarsi – come ha chiarito bene anche Papa Francesco – che dall’altra parte della recinzione non ci sono numeri, ma persone. Un concetto che in Italia pare sbiadito dall’avvento di Salvini al Viminale. La linea dura è quella più redditizia per gonfiare i sondaggi. Forse la meno adatta a tutelare delle vite.

Ci vorrebbe una Melania anche in Italia. Chissà se la Isoardi vuol parlare…

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