L’Italia nell’altra Europa di Salvini

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Nell’attesa che Conte prenda coscienza di essere premier e che i 5 Stelle si accorgano di trovarsi finalmente al governo del Paese, Matteo Salvini ridisegna in un pomeriggio le storiche alleanze europee dell’Italia. Accoglie al Viminale il vice Cancelliere austriaco Strache e il collega degli Interni Kickl, in quella che altro non è se non la formalizzazione del sabotaggio in salsa sovranista dell’Europa per come l’abbiamo conosciuta in questi anni.

Un’Europa che secondo i voleri di Salvini non sarà la stessa della Merkel e di Macron, gli interlocutori incontrati da Conte non una vita, ma una settimana fa. Gli stessi che nei rispettivi bilaterali hanno prima tentato di capire se col nostro Presidente del Consiglio fosse possibile intavolare una strategia comune poi, accortisi che in Italia comanda la Lega, hanno pensato bene di abbandonarci al nostro destino. Deciso da Salvini, ovviamente.

Da qui la scelta di salvare il governo Merkel – una che in Europa conta ben più di Conte – e di liberarla dal cappio attorno al collo che l’alleato di governo Seehofer era in procinto di stringerle. Chi ci rimette? Ovviamente l’Italia, che secondo l’intesa Parigi-Berlino dovrà farsi carico dei cosiddetti “movimenti secondari” dei migranti. Tradotto: chi arriva in Italia e tenta di uscirne per andare nel resto d’Europa verrà respinto alla frontiera.

Ma il paradosso del piano di Salvini è che a legarlo a quelli che a più riprese definisce gli “amici austriaci” è quella stessa passione sfrenata per il nazionalismo che proprio tra Italia e Austria non potrà che creare cortocircuiti e malintesi. Lo si capisce quando Kickl dice che sarebbe bene evitare la chiusura delle frontiere per scongiurare un “effetto domino“. Cosa significa? Che se l’unica frontiera aperta sull’Italia restasse quella austriaca, loro, gli “amici” di Salvini, il Brennero non esiterebbero a chiuderlo. E tanti saluti alla cosiddetta “alleanza dei volenterosi e dei fattivi“.

In questa sfilza di contraddizioni non meraviglia allora che l’idea alternativa di quella che è stata già ribattezzata “internazionale sovranista” sia quella di proporre a paesi Balcanici come Albania, Montenegro e Serbia la creazione di hotspot in cui accogliere i migranti respinti. Una sorta di moneta di scambio: voi ve li prendete e noi proviamo a farvi entrare nell’Unione.

Ma in questo risiko di alleanze strampalate, a destare maggiormente impressione è la scarsa reattività di Giuseppe Conte, di un premier che ostenta irritazione nei confronti di Germania e Francia, chiedendo che prima ancora dei “secondary movements” Merkel e Macron accettino di ridiscutere Dublino.

Senza capire, o forse senza volerlo fare, che in realtà di quel trattato dovrebbe prima parlarne con Salvini. È l’altra Europa in cui Matteo ci sta portando, quella di Orban, di Kurz e Visegrad, che di prendersi i nostri migranti non vuole saperne.

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