Ha ragione Berlusconi, sui migranti e sull’Europa

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Lo rimpiangono in tanti, in Europa. E in Italia qualche altro sta iniziando. Era meglio Berlusconi, ripetono sottovoce. Perché alla fine il pregiudizio resterà sempre. Pochi avranno il coraggio di dirlo pubblicamente. Ma il nemico di un’epoca non era il demonio che tutti dipingevano.

Basta leggere la lettera sull’Europa e sui migranti inviata al Corriere da Berlusconi in persona, per rendersi conto che alzare la voce come fa Salvini non serve. Andare al muro contro muro, se la tua parete è la più debole, a cosa serve se non a farti crollare?

Il Cavaliere scopre una terza via, tra il buonismo e il cattivismo. Si possono aiutare i disperati, senza rimetterci. Si possono difendere gli interessi nazionali, senza per questo isolarsi.

Per questo motivo, se è vero che “il nostro Paese non è più disposto ad essere il ventre molle d’Europa, e a doversi far carico da solo dell’emergenza migratoria, in nome di una retorica dell’accoglienza tanto astratta quanto pericolosa“, d’altra parte lo è pure che “se può essere giusto battere i pugni sul tavolo, anche a difesa della dignità nazionale, la politica estera del nostro Paese non può ridursi ad un’esibizione muscolare che non saremmo neppure in grado di sostenere“.

L’uomo di Arcore enuncia un principio di realtà: “Senza l’Europa, o contro l’Europa, i problemi si aggravano, non si risolvono“. Un messaggio diretto prima di tutti a Salvini, soprattutto quando Berlusconi ricorda che “non tutti coloro che sembrano difendere i nostri stessi principi sono in realtà nostri alleati“, con espresso riferimento al blocco di Visegrad e al tedesco Seehofer (gli amici di Salvini), proprio gli stessi che si oppongono al ricollocamento dei migranti che arrivano in Italia.

Buon senso, realismo, moderazione, dignità, europeismo. Cinque concetti semplici, che appaiono oggi rivoluzionari.

Anche su queste basi si fonda la differenza tra Berlusconi e Salvini, tra politica e propaganda, tra centrodestra a guida moderata e centrodestra a trazione leghista.

Un esempio lampante di come non sempre, nella vita, la via nuova sia preferibile alla vecchia.

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