Sì, Roberto un po’ è Fico

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Non sono mai stato un estimatore del M5s. E se Roberto Fico è il capo della sua ala ortodossa – di quella cioè che più strettamente ne osserva i precetti – allora capirete bene come non sia neanche un fan storico del Presidente della Camera.

Sono inoltre un amante dello stile classico: il fatto che la terza carica dello Stato, in visita istituzionale, giri per l’Italia con maglietta, smanicato e collanina mi disturba. Così come mi irrita chi strizza l’occhio al popolo con gesti mediatici e basta. Esempio: primo giorno alla Camera? Ma sì, vado in autobus.

Una premessa che è d’obbligo per chiarire che chi scrive Roberto Fico non lo ha mai particolarmente apprezzato. Ma credo si debba essere intellettualmente onesti per ammettere che non tutto ciò che ha il marchio 5 Stelle sia un fake. Ad esempio è stato vero e tangibile il dissenso espresso da Fico sulla linea del governo e dei migranti.

Magari un dissenso interessato, volto ad accreditarsi sempre più come l’alternativa “sinistra” rispetto a Di Maio. L’ancoraggio al passato rispetto alla svolta destrorsa del capo politico grillino, infatuatosi di Salvini – o forse ancora di più del “sentiment” del Paese – al punto da catalogare le parole del compagno di MoVimento come punti di vista personali che neanche di un millimetro sposteranno la linea del governo.

C’è la possibilità che Fico abbia usato i migranti, dal luogo simbolo di Pozzallo, per iniziare la scalata alla leadership di un grillismo diverso. C’è il concreto rischio che l’ascia di guerra sotterrata tra due “mai amici” sia destinata ad essere dissepolta, che l’abbraccio d’inizio legislatura non sia stato altro se non un’illusoria tregua armata, preludio non di un armistizio, ma di un conflitto feroce che promette di dilaniare il MoVimento.

Non si può escludere, però, che dietro le richieste di Fico che invoca sull’immigrazione un atteggiamento imperniato su “intelligenza e cuore”, ci sia in realtà una volontà di esporsi priva di doppi fini. Quella di chi crede che con le urla e le minacce si ottengono soltanto caos e morti, di chi pensa che chiudere i porti non farà che continuare ad isolarci, di chi preferisce al bullismo fine a se stesso un buon senso che prima o poi da qualche parte porterà.

Ecco, se queste parole sono il frutto di un coraggio non banale, soprattutto in un MoVimento in cui il dissenso viene tollerato malvolentieri, allora il Presidente della Camera guadagna qualche punto.

Sì, Roberto un po’ è Fico.

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