Il governo dell’asilo

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Non è tanto la stretta sui richiedenti asilo, annunciata da Salvini con tanto di circolare inviata a prefetti e presidenti delle Commissioni per il riconoscimento della protezione internazionale. Non lo è perché se esistono delle regole sulla concessione del permesso di soggiorno è giusto che vengano osservate. Certo, a patto che pure i “seri motivi” che la prevedono (privazione o violazione dei diritti umani nel Paese di origine) vengano tenuti in considerazione.

E non lo è nemmeno il fatto che il ministro della Salute Giulia Grillo, in vista dell’anno scolastico 2018/2019, annunci che per entrare in classe basterà l’autocertificazione, e cioè presentare alle scuole una dichiarazione sostitutiva delle vaccinazioni effettuate. Mentre prima era compito dell’Asl garantire la copertura vaccinale mediante una certificazione ufficiale.

Il punto è che questo è il governo dell’asilo. E il comune denominatore (asilo) non vale solo nel senso dei richiedenti e dei bambini in età (e anche dei più grandi) che saranno le prime vittime di questo esecutivo. No, è il governo dell’asilo come atteggiamento, come metodo e come caratteristiche.

Lo si capisce quando nel tritacarne del giorno, in assenza di atti concreti per migliorare la vita degli italiani, finiscono temi che dovrebbero vedere tutta la classe dirigente compatta.

Ma se non si è in grado di capire che i vaccini obbligatori sono al momento la via più breve e sicura per garantire la copertura più elevata, se non si esce dal malsano schema secondo cui “quelli di prima” hanno fatto tutto sbagliato, allora è chiaro che il governo sarà sì quello del cambiamento, ma così, tanto per. Cambiare per cambiare.

E allora eccola, la logica dell’asilo: un dispettuccio qua e un altro là. Ora si fa a modo nostro, oh!

Con tutto il rispetto per i bambini, di certo più reattivi nell’apprendimento dei nostri governanti.

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