Si può stare coi migranti senza essere di sinistra

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Il nemico disegnato dai populisti ha quasi sempre la pelle scura. Forse è per questo che fin da bambini impariamo a temere “l’uomo nero”. Nel racconto del momento che viviamo, però, chi ha esasperato le paure della gente per farsi una posizione, oltre ad un capolavoro politico ha realizzato anche un guaio sociale.

Basta prendere un caffè con gli amici, una pizza coi parenti, per rendersi conto che nel dibattito non c’è sfumatura tra bianco e nero. E non nel senso di razza, di colore della pelle. Non strettamente, almeno. Il punto è che se provi a dire che capisci le difficoltà dell’accoglienza ma quelli sui barconi sempre disperati restano, alla fine ti senti rispondere: “Ma se ci tieni tanto, perché non te ne porti uno a casa tua?“.

E per un attimo resti lì, basito, pietrificato. Perché in fondo per essere uscito in centro a prendere un gelato con quella persona vuol dire che un po’ di credito glielo concedevi, un po’ di autonomia di giudizio glielo attribuivi. E invece no. Ti senti rispondere con la frase che è ormai diventata un “must” da social. Un po’ come dire che “vogliono venire tutti da noi“, che “tutta l’Africa in Italia non ci sta mica“. Il festival delle banalità è più nazional-popolare di Sanremo.

Ma se di fronte a queste rimostranze ce la fai pure a non rispondere, a non replicare, di fronte ad altre assurdità no, zitto proprio non riesci a stare. Quando ti dicono: “Ma com’è che stai coi migranti? Che sei, comunista?“. No, non sono comunista. E non lo sono mai stato.

Però si può stare dalla parte dei migranti, oggi più che mai, senza essere per forza di sinistra. Perché quando si tratta di temi universali, quando si parla di diritti umani, di civiltà, di aiutare persone che scappano dall’Inferno, non c’è sinistra e non c’è destra. C’è il buon senso, che è ben diverso dal buonismo.

Alla fine della passeggiata, tra le strade della tua città, ti fermi a ragionare se l’estate del 2018 sia soltanto l’inizio di un brutto sogno. Pensi che Salvini non è Hitler, ma che l’Italia meritava di meglio. Pensi che la signora che vedi urlare al comizio della Lega: “Rispediteli a casa loro!“, sia la stessa che quando vede in tv le immagini dei bambini morti sulle spiagge magari piange o per non farlo deve cambiare canale.

Non siamo razzisti. No che non lo siamo.

È che c’hanno messo tutti contro. E qualcuno ha finito per crederci.

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