Toc toc: Tav e Tap?

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Bussi alla porta del governo, “toc toc”: e ti aspetteresti di ricevere risposta, “chi è?”. E invece qui le cose vanno al contrario. Se proprio hai voglia di battere le nocche sull’uscio, se davvero credi che bussare serva pure a qualcosa, in conto devi mettere il fatto di farla tu una domanda: “Toc toc, chi c’è?”.

Sì, perché se chiedi al Presidente del Consiglio Conte ti senti rispondere che sulla Torino-Lione non hanno ancora deciso niente. Al massimo ti rimanda al ministro per le Infrastrutture Toninelli, che com’è tipico di questo governo compra tempo: ripassa in autunno, almeno.

Salvini invece un’idea sua già ce l’ha, da buon tuttologo. Con la Tav bisogna andare avanti. E col Tap? Col gasdotto che dovrebbe rifornire l’Italia direttamente dal Mar Caspio? Su quello per ora non interviene. Tanto non sono problemi suoi. Piuttosto toccherà a Di Maio spiegare alla gente di Melendugno che quando si è impegnato a bloccare il progetto scherzava: erano solo promesse. Il MoVimento come tutti gli altri…

Perché alla fine nemmeno i populisti potranno a lungo schivare gli ostacoli che l’amministrazione di una grande nazione come l’Italia comporta. Perché uscire unilateralmente dall’accordo sulla Tav, oggi, significherebbe pagare almeno 2 miliardi di euro di penale. Quanto alla Tap, i numeri fanno impressione. C’è chi valuta i danni complessivi di un eventuale stop all’operazione tra i 40 e i 70 miliardi di euro. Il governo si limita a 15, che fanno comunque una legge di bilancio.

E allora eccolo, uno dei primi veri bivi della storia a 5 Stelle. Come si coniuga l’ancoraggio alle origini con la responsabilità di governo? Il prezzo da pagare per arrivare alla vittoria è stato promettere l’impossibile.

Ma il conto al tavolo, prima o poi, arriva sempre.

E verrà il giorno che gli elettori del Val Susa e quelli di Melendugno, ma non solo, busseranno alla porta di Di Maio e del M5s: “Toc toc: Tav e Tap?”.

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