Di Maio scherza sull’Ilva. Ma l’Ilva non è uno scherzo

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Manca solo l’annuncio di una diretta streaming. Poi il festival della finta trasparenza, condito da immancabile dose di populismo dilagante, meriterà realmente 5 stelle. Perché l’invito che Di Maio rivolge a 62 sigle più o meno autorizzate a discutere di Ilva in vista del confronto al Mise è uno spettacolo tragicomico di cui avremmo fatto volentieri a meno.

Perché si parla della più grande industria del Sud Italia, del più importante impianto siderurgico d’Europa, di 20mila lavoratori che per una ragione o per un’altra si trovano adesso a pochi giorni dalla perdita del lavoro. E c’è invece un ministro che preferisce buttarla in caciara, generare caos e polemiche, sbandierare trasparenza e partecipazione, quando invece è chiaro che ciò che cerca è il chiasso, l’unico strumento che ha per sovrastare l’assordante silenzio gialloverde.

Fa bene il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, a sottrarsi a questo indecoroso teatrino imbastito da Di Maio. Nessuno può pensare che in un contesto del genere si possa discutere seriamente di Ilva e del suo futuro. Sperando ne abbia uno, a questo punto.

Nessuno può credere che sia questa la maniera migliore di affrontare i problemi. Perché alla fine questo è: Di Maio scherza sull’Ilva, ma l’Ilva non è uno scherzo.

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