Salvini e le minacce a Berlusconi. Ma stavolta caschi male, Matteo

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In politica come nella vita, ci vuole stile. Puoi essere il più forte, il numero uno, ma se “non sai vincere”, se non hai abbastanza classe per trionfare senza strafare, allora è tutto inutile.

Salvini non solo non ha vinto le elezioni, ma è anche andato al governo. Ha potuto grazie ad almeno un paio di condizioni: il 14% preso da Forza Italia e il via libera di Berlusconi all’alleanza col M5s. Ma l’irriconoscenza non è passata di moda, neanche ora che si fa un gran parlare di “cambiamento”. No, i traditori ci saranno sempre.

Ma cosa succede se, da bulletto qual è, Salvini decide che Forza Italia dev’essere non un partito alleato, ma un movimento di servitori? Cosa succede se a questo disegno umiliante ad un certo punto, forse pure troppo tardi, Berlusconi si sottrae? Capita semplicemente che il segretario della Lega minaccia.

Minaccia di prendersi tutti gli eletti di Forza Italia che vogliono salire sul (suo) carro, minaccia di dichiarare l’esperienza del centrodestra finita, minaccia uno scisma di cui si vede vincitore certo. Minaccia, minaccia di schiacciare tutto e tutti: lo fa con la forza dei sondaggi, con quella dell’età anagrafica, con parole volgari, con atteggiamenti da savana.

Questo è lo stile di Salvini. Non quello di un leader, al massimo di un capo. Di uno sceriffo abituato a trattare “amici” e nemici con modi sferzanti. Come quando ha evocato il ritiro della scorta a Saviano, come quando ha promesso la chiusura dei porti, come quando ha lasciato centinaia di migranti in mare aperto.

Adesso è il turno di Berlusconi. Silvio, fai come ti dico o di te farò un sol boccone. Questo è il senso della mossa tutta politica di Salvini. Laddove vige la legge della giungla, il più forte pensa di poter imporre i suoi voleri.

Qui però siamo tra uomini, Salvini. E con l’uomo di Arcore, fidati, caschi male.

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