Obiettori di incoscienza

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Lo avessero detto, “quelli del cambiamento”, che cambiare significava sradicare anche quel che di buono funzionava, forse avrebbero preso molti milioni di voti in meno.

Lo avessero detto, che ci saremmo ritrovati un ministro che vuole abrogare la legge Mancino, la stessa che condanna l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali, forse tanta gente perbene, tanta gente normale, moderata, paciosa, serena, c’avrebbe pensato sù un momento, prima di mettere la croce su un determinato simbolo.

Ma le uscite estemporanee di Lorenzo Fontana, di un componente inadeguato a rappresentare l’Italia al governo, per quanto si creda lui stesso paladino degli italiani e dei loro interessi, sono forse il minore dei problemi. Perché la politica – per ora e per fortuna – non si fa su Facebook. Per quanto ne possa pensare Davide Casaleggio esiste ancora il Parlamento.

Ed è lì che va in scena lo scempio sulla pelle dei bambini. La proroga di un anno alla necessità di presentare il certificato vaccinale per la frequenza al nido e alla materna è la conferma che i governanti sono più interessati al consenso che al bene comune.

Certo c’è chi si sottrae al gioco a perdere della maggioranza, le mosche bianche ci sono anche nel M5s. Come Elena Fattori, la senatrice che ha votato contro il suo partito, e che al MoVimento ha chiesto di abbandonare il “momento dell’infanzia” e di diventare finalmente “saggi, ma molto in fretta”.

Ma restano colpi che si infrangono contro un muro di gomma, bordate che non vanno a segno, perché mancano sensibilità e percezione dei rischi. Siamo tutti nelle mani di un governo che non valuta l’impatto delle proprie scelte. O se lo fa è attento a determinarne soltanto le conseguenze in termini di sondaggi e percentuale di promesse (dannose) mantenute da reinvestire nella prossima campagna elettorale.

È l’opposto della responsabilità, il contrario della serietà.

Sono obiettori di incoscienza.

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