Il giro del governo in 80 euro

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Le due anime del governo si sfidano sui conti pubblici. Perché alla fine non può non venire a galla lo scarto (che c’è) tra i politici, animali da campagna elettorale abituati a far promesse, e i tecnici, propensi perlopiù a far di conto.

Così lo scontro sugli 80 euro tra il ministro dell’Economia Giovanni Tria e Matteo Salvini altro non è che il risultato di una differenza di tipo ontologico, il risultato di un’incompatibilità che sottovalutare sarebbe un errore.

Soprattutto se il tema dello scontro sono gli 80 euro di Renzi, quel bonus definito prima “mancia elettorale” e adesso un diritto considerato “acquisito” da milioni di italiani. Al punto che i contraenti del patto di governo, Salvini e Di Maio, non possono permettersi di toccarlo: pena la fine della luna di miele con il Paese.

Giovanni Tria, però, che pensa a sé stesso come ad un fantasista sempre ispirato, ad un numero 10 che del grigio economista non ha nulla, non è tipo da scomporsi. Piuttosto richiama i giovanotti sulla Terra. Volete lasciare intatto il bonus di Renzi? A me sta bene. Ma allora dite addio – o quanto meno arrivederci – ai sogni di reddito di cittadinanza e flat tax.

Perché alla fine, lo scarto tra i politici (questi) e i tecnici in questo sta: c’è chi promette e illude, sapendo di farlo. E poi c’è chi deve rispettare i vincoli di bilancio, chi ha da rapportarsi coi mercati, l’Europa, le finanze, i soldi degli italiani.

Quasi non sembrano componenti dello stessa squadra.

Alla faccia del sovranismo: qui regnano solo confusione e incertezza.

E per sapere qual è la linea non sai a chi domandare; per conoscere cosa accadrà alle casse dello Stato non puoi che incrociare le dita.

E aspettare.

È il giro del governo in 80 euro.

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