Almeno state zitti

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Si riscoprono tutti ingegneri, un attimo dopo il crollo del ponte Morandi a Genova. È un virus diffuso in tutto il Paese: siamo tuttologi, amiamo puntare il dito, dire “è colpa loro”, sazia la nostra rabbia repressa per qualcosa che negli ultimi 50 anni evidentemente non è andato come speravamo. Perché siamo lì, fermi, a mezzo secolo fa. Non solo perché il ponte crollato è stato terminato nel 1965, ma perché alla fine basta pensarci sopra: nel 2018 ancora guardiamo con nostalgia al boom economico degli anni Sessanta. Qualcosa è andato storto: e si è visto.

Ma tra voglia di giustizia e sciacallaggio c’è differenza, tra stile e improvvisazione pure. I responsabili dovranno assumersi le loro responsabilità davanti alla legge, ma non è normale, non lo è, che a neanche un giorno dalla tragedia un ministro della Repubblica se la prenda con Autostrade, così, senza un dato, un report, un’analisi ponderata di ciò ch’è avvenuto durante il crollo, una valutazione completa, approfondita, basata sul senso di realtà.

Non è possibile che un altro ministro continui la sua campagna elettorale permanente prendendosela con l’Europa che non ci consente di rifare le infrastrutture e mettere in sicurezza l’Italia. Perché i soldi ci sono stati e ci sono, per queste cose. Ma non è colpa dell’Europa se si è scelto di rimandare e rimandare, se i costi di manutenzione di questo ponte hanno coperto l’80% di quello che è costato. Se ne sarebbe potuto costruire un altro, di ponte Morandi. Non si è voluto. Non so il perché. So che non è il momento della caccia alle streghe. Non ancora. C’è gente che pensava ai fatti suoi, che ascoltava la musica in macchina, che parlava con i figli, che ad un certo punto si è vista cadere nel vuoto, senza capire, solo per morire.

Abbiate un po’ di rispetto. Almeno state zitti.

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