Dal Vangelo a San Salvini martire

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L’onda lunga della Diciotti è uno tsunami di cui avremmo fatto volentieri a meno, un teatrino squallido, dove tutto rasenta il ridicolo. Così Salvini non si smentisce e come per ogni vicenda cerca di trarre un vantaggio personale pure da questa. Si conferma dunque un rapace, un giocatore scaltro, lucido ma soprattutto fortunato: un Inzaghi della politica, non un fenomeno, ma sempre al posto giusto quando si tratta di segnare a porta vuota.

Ma bisogna ringraziare chi passa i palloni da spingere in rete: in questo caso il pm di Agrigento Patronaggio, perché ci sono pochi dubbi sul fatto che l’inchiesta verrà archiviata. Siamo dinanzi ad un atto che non farà altro che alimentare la retorica del “re populista”, dell’eroe senza macchia e senza paura pronto a rinunciare alla propria libertà pur di garantire quella altrui. Uno schema vincente, soprattutto in un’Italia a caccia di uomini forti, alla ricerca disperata di un capo cui affidarsi, capace di tirarla fuori dalle sabbie mobili in cui è finita da tempo.

E allora ecco spiegate le nuove dichiarazioni di Salvini, l’impavido che non negherà l’autorizzazione a procedere, la “vittima” prescelta da chi si ostina a negare il cambiamento (quale?) voluto dal popolo, il perseguitato dalla giustizia, da quella magistratura politicizzata che in Italia non è nuova (e questo è in parte vero) ad aprire e chiudere inchieste a seconda del proprio credo.

Salvini lo dice apertamente:”Da Agrigento verranno tante cose positive e quindi ringrazio il pm perché sarà un boomerang“.

Ha ragione, purtroppo.  Ha già iniziato la messinscena, indossato i panni del martire, non vede l’ora di essere crocifisso.

Avremmo dovuto intuirlo. Dal rosario al Vangelo. Fino a San Salvini.

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