Rischiamo la fine di Icaro

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La prima soglia psicologica è stata già sfondata: spread sopra 300. Adesso resta da capire cosa succederà da lunedì prossimo, quando l’Europa avrà due possibilità leggendo la Manovra inviata dal governo. O bocciarla immediatamente o rispedirla al mittente, inserendo una serie di osservazioni tali che si farebbe prima a riscriverla tutta dall’inizio.

E a quel punto la nuova asticella dello spread, oltre la quale c’è solo il dirupo, sarebbe fissata a quota 400 punti.  Con tutte le condizioni per far sì che si verifichi quella che gli economisti chiamano “tempesta perfetta”.

In questo senso le dichiarazioni di Salvini e Di Maio sono a dir poco lunari. Uno inizia ad aprire il paracadute, ipotizzando che in caso di crisi dovranno essere gli italiani a dare una mano al governo comprando il debito. L’altro continua imperterrito la sua battaglia personale contro “il sistema”, la cui unica funzione – a suo dire – sarebbe quella di voler sabotare il MoVimento 5 Stelle.

Ma manie di persecuzione a parte, è chiaro che non si sono messi tutti d’accordo. Se la Corte dei conti, dunque un organo dello Stato dichiaratamente super partes, lamenta “preoccupazione” rispetto a “l’indebolimento delle riforme che hanno contribuito alla maggiore sostenibilità del nostro sistema“, un motivo ci sarà. Se sempre la Corte dei Conti, dunque il soggetto chiamato a verificare che le casse della grande famiglia della Repubblica italiana siano in ordine, mette in guardia dall’attuare “trattamenti previdenziali e politiche di assistenza” che mettano “a rischio la sostenibilità finanziaria del sistema“, allora non sarebbe il caso di farsi due domande?

E se nello stesso giorno Bankitalia dichiara senza troppi fronzoli che “una minore valutazione dei titoli di Stato in portafoglio incide sui requisiti patrimoniali delle banche” e “oltre certi limiti può ridurne la capacità di offrire credito all’economia“, c’è qualcuno in grado di capire a Palazzo Chigi e dintorni che non è più il caso di andare allo scontro con l’Europa ma di ammettere che è il caso di volare più basso?

A meno che non si voglia fare la fine di Icaro. Ma anche in questo caso una cosa è certa: chiudere gli occhi mentre ci si avvicina troppo al sole e gridare al complotto dei raggi cattivi che c’hanno bruciato le ali, non servirà ad evitare un rovinoso impatto.

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