Ubriachi di potere: e taccia chi dissente

Spread the love

 

Se anche un arbitro che ama usare poco il fischietto come Sergio Mattarella si sente in dovere di mettere in guardia dal “potere che inebria”, allora è evidente che il gioco si è fatto più rude del previsto. Certo, il capo dello Stato chiarisce che l’istituzione che presiede ha vissuto tempi più tumultuosi, e per fare un esempio cita gli anni Settanta, quelli del terrorismo e delle bombe.

Ma gli ultimi sviluppi, come in un diario che ogni giorno aggiunge una pagina horror, confermano una volta di più l’importanza di quei “pesi e contrappesi” previsti dalla Costituzione che lo stesso Mattarella non perde occasione per ricordare.

Perché lascia sconcertati, perplessi – ma non sorpresi – il fatto che il vicepremier Salvini risponda agli appunti del presidente INPS, Tito Boeri, su quota 100, chiedendone le dimissioni. Peggio: lo invita a candidarsi, a cimentarsi nell’agone politico e a proporre agli italiani quelle idee, ignorando volutamente che la relazione tecnica in cui Boeri prefigura un aumento del debito da 100 miliardi nel caso passasse “Quota 100” non è la proposta di un rivale politico da screditare bensì il frutto di uno studio approfondito sui numeri.

E’ una tentazione alla quale Salvini non riesce a rinunciare. Come quando un mese fa, raggiunto dall’avviso di garanzia per il caso Diciotti, disse che lui era stato eletto, i giudici che indagavano sul suo operato no. Ancora una volta il richiamo al consenso popolare, quello sì effimero, come lo stesso Salvini prima o poi apprenderà sulla sua pelle. Quasi fosse necessario essere legittimati dal popolo – o meglio, dalla maggioranza – per esprimere un parere, quanto più se in dissenso con chi governa.

E su questo versante Di Maio non è da meno. Lo dimostra la reazione scomposta nei confronti di Bankitalia, rea di aver sollevato perplessità sulla riforma che dovrà sostituire la Fornero, e invitata a sua volta a candidarsi alle elezioni. Così come prefigurano aspirazioni da democratura i ventilati tagli all’editoria, gli attacchi alla stampa e alla sua autonomia.

Per questo ancora una volta Mattarella ha fatto centro: “La storia insegna che l’esercizio del potere può provocare il rischio di fare inebriare”. Se solo l’avessero letta, la storia…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.