Una Manovra da psichia-Tria

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C’è una figura per cui tutti dovremmo provare un briciolo di sana compassione. Quanto meno empatia, che fa rima con Tria. Il ministro, guarda un po’, dell’Economia. Stretto tra due fuochi, tra un Di Maio ossessionato da “manine” malefiche e un Salvini che fa il bello – ma soprattutto il cattivo – tempo questo stimato professore si è trovato da solo in mezzo alla burrasca.

Ha ceduto sul deficit al 2,4%, è vero. E non avrebbe dovuto. Come l’alunno impreparato all’interrogazione, adesso, proverà a spiegare ai professori europei che qualcosa della lezione la ricorda, che dopotutto qualcosa si può ancora salvare. Tenterà di girare intorno all’argomento, proverà a comprare tempo, a giustificare il perché di una Manovra scritta coi piedi, il per come di un’occasione persa, perché una volta scelto di fare deficit e di passare per quelli che non rispettano la parola data, tanto valeva investire sulla crescita piuttosto che sull’assistenzialismo, molto meglio creare le condizioni per il lavoro, piuttosto che premiare chi riscalda il divano.

Ora sembra gli vogliano togliere il capo di gabinetto di via XX Settembre, Garofoli. E in un sussulto d’orgoglio Tria ha diramato una nota stizzita, piccata, paventando anche l’ipotesi delle dimissioni: mossa che esporrebbe l’Italia sui mercati facendo schizzare lo spread a quota 400 nel giro di un amen. Perciò non sorprendiamoci più di tanto se Tria, che questa Manovra l’ha subita, farà di tutto per difenderla, se ancora per qualche mese non deciderà di salutare i suoi attuali aguzzini politici. Il suo è spirito di servizio, non verso il governo, ma nei confronti della Repubblica e degli italiani. Del resto provateci voi a difendere una Manovra da psichia-Tria.

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