Cari “inceneritori” di buon senso, termovalorizzate le esperienze

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Regna come sempre la confusione, nell’ennesimo fronte aperto dal governo giallo-verde. Questa volta tocca alla gestione dei rifiuti, con Di Maio e Salvini portati come sempre a semplificare anche laddove non si potrebbe. Abituati a fare politica da social, 140 caratteri su Twitter non bastano e dirette da 5 minuti su Facebook evidentemente neanche, per trovare una soluzione ad un problema vero, che rischia di ripercuotersi sulla quotidianità e soprattutto sulla salute degli italiani.

Ma semplificazione per semplificazione, chiariamolo subito: hanno torto e ragione entrambi. Perché è vero, come sostiene il MoVimento 5 Stelle, che un ottimo modello a cui tendere è quello di Treviso, nella cui provincia l’82% dei rifiuti appartiene alla differenziata. Ed è vero che l’atto di coraggio della politica locale è stato quello di chiudere le discariche presenti sul posto, invogliare, spingere la popolazione a capire i benefici prima di tutto economici della differenziata (più si ricicla meno si paga di tariffe).

D’altro canto ha ragione Salvini quando cita a modello Copenaghen, dove un termovalorizzatore di ultima generazione è stato costruito in pieno centro, con tanto di pista da sci incorporata: è la prova che coi rifiuti si può addirittura guadagnare. La Lombardia e i suoi 13 termovalorizzatori sono poi una realtà certamente migliore dei roghi. Ma è forse un’esagerazione auspicare la realizzazione di un impianto del genere in ogni provincia italiana.

Uno degli studi più completi al riguardo, il progetto Moniter (pubblicato nel 2013 sulla rivista Epidemiology) incentrato sugli inceneritori di seconda generazione dell’Emilia-Romagna ha accertato che i termovalorizzatori moderni e ben controllati hanno un impatto minore sulla salute dei residenti, rilevando però un eccesso di nascite pretermine. Dati del genere provano che non può essere questa la politica ambientale del futuro di un Paese come l’Italia. 

Si dirà, a ragione, che l’alternativa sono i roghi, e tante nuove Terre dei Fuochi. Bisogna allora trovare una via di mezzo. Accertarsi che i termovalorizzatori in funzione siano adeguati e a prova di salute. Verificare la necessità di costruirne di nuovi nelle zone dove l’emergenza si fa più incombente e di difficile gestione. Non ovunque, non uno a provincia, per essere chiari. E allo stesso tempo, da oggi, da subito, iniziare a sensibilizzare gli italiani con campagne mediatiche massicce sugli effetti positivi della differenziata, in termini ambientali ma soprattutto economici. Un dato: in provincia di Treviso si è  pagato per i rifiuti 185,6 euro all’anno, contro i 304,8 della media nazionale. Togliete la puzza dei cassonetti stracolmi di immondizia, aggiungete la certezza di vivere in un posto più sano, e otterrete il perché bisogna investire in questo cambio di passo culturale.

Prima, però, c’è da gestire un’emergenza che non è dietro l’angolo, lo ha già svoltato. Un appello mi viene da rivolgere a Di Maio e Salvini, i nostri cari  inceneritori di buon senso: “termo-valorizzate” le esperienze, ne verrà qualcosa di buono per tutti.

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