Se Conte è la nostra migliore speranza…

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Uno, l’italiano, dice “We are friends”. L’altro, il lussemburghese, risponde dicendo “Ti amo Italia”. Ma a dare il senso della situazione è soprattutto il fatto che l’altro, il lussemburghese, sia ai nostri occhi “l’europeo”. Come se noi, noi tutti, italiani ma europei, italiani ed europei, fossimo già con un piede fuori dalla grande casa che abbiamo contribuito a costruire, come se adesso non fosse poi così scontato restarci.

Dopo quello economico, frutto del rialzo dello spread, è questo il più grave danno politico commesso dal governo M5s-Lega in pochi mesi di governo: l’aver reso ipotizzabile anche un’uscita dall’euro, non sia mai che le decisioni della Commissione non siano quelle che ci attendiamo.

Alexīs Tsipras, uno che di troika se ne intende, avvicinando alcune personalità italiane ha detto: “È meglio che facciate oggi quel che comunque vi faranno fare domani. Se invece avete un’altra idea, beh, allora good luck”. L’altra idea, l’elefante nella stanza, è l’uscita dall’euro. E quel “buona fortuna” è l’augurio di chi sa che puoi spingere la propaganda fino ad un certo punto. Poi non si scherza.

Così, metti una sera a cena. Juncker e Conte, che in politichese, fra tartare di orata, filetto di vitello, funghi porcini, pancetta, cipolle e meringa con marmellata di mele cotogne, si giurano amicizia e lealtà. E’una buona notizia. Quanto meno una buona speranza. Se non fosse che Juncker ha chiesto un atteggiamento di “reciproca” collaborazione. E reciproca significa che se da Bruxelles possono anche tentare di temporeggiare il più possibile sulla procedura d’infrazione, da Roma si aspettano che Di Maio, ma soprattutto Salvini, la smettano di fare campagna elettorale contro l’Europa.

Juncker si è rivolto a Conte: tieni a bada i tuoi. E se Conte è la nostra migliore speranza…

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