È Strasburgo, è casa nostra

 

È la sigla dell’edizione straordinaria del telegiornale che ti allarma, ma fino ad un certo punto. È l’abitudine agli attentati che sembravi aver dimenticato, la consapevolezza amara che loro non dimenticheranno te, a rendere tutto così maledettamente inaccettabile, cara Europa trafitta, cara Europa tradita.

È il fatto che abbiano colpito Strasburgo, sede del Parlamento Europeo, la culla della democrazia di un continente intero, la casa politica in cui si incontrano e si scontrano le idee giuste o sbagliate di 500 milioni di cittadini, a dare il senso di una strage che colpisce il senso di ciò che siamo, che ci stordisce al punto da farci rendere finalmente conto del nostro essere una sola grande famiglia.

Brutto a dirsi, difficile da ammettere: il dolore che sentiamo oggi è più potente, più pressante, di quello che avvertiamo alla notizia di un’autobomba in Iraq o in Afghanistan. Strasburgo è qui, a due passi. È una città come le nostre. Non sapeva di avere la guerra in casa. E invece eccola, sotto Natale, tra i mercatini di luci che illuminano una notte di spettri.

È la prova del nove che non avremmo dovuto tentare, l’identità ritrovata che neanche avremmo dovuto perdere. È l’Europa da difendere. È Strasburgo, è casa nostra.

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