Addio balcone

 

Il Palazzo dell’incontro è Chigi, sempre quello. Ma stavolta non spunta nessuno dal balcone che affaccia su Piazza Colonna. E non è colpa della pioggia che cade sulla notte romana, neanche del freddo di dicembre, piuttosto è il segno che il mondo del governo si è capovolto.

Dovevano abolire la povertà, hanno abortito la Manovra. Dovevano rovesciare le istituzioni europee, gli si è rovesciata addosso tutta la loro incompetenza. Costretti ad un artificio numerico che ingannerà soltanto qualche gonzo, a tagliare e tagliare ancora, per riuscire ad arrivare dal 2,4 al 2,04 sul rapporto deficit/Pil.

Come un marito sorpreso a letto con l’amante, il mantra è solo uno: negare, negare, negare. E se ad essere traditi sono in questo caso gli italiani che alle loro promesse c’hanno creduto, suonano come bugie che neanche la moglie più devota potrebbe accettare, quelle propinate da Salvini e Di Maio su quota 100 e reddito che non cambiano, figurarsi.

Dicono che nel rimpallo di responsabilità tra un leader e l’altro – taglia tu, no taglia tu, e via di questo passo – perfino Conte ad un certo punto abbia messo sul tavolo le sue dimissioni. Ipotesi smentita dopo poco. Sarebbe stato un gesto dignitoso. Di cambiamento vero, almeno quello. Sì, perché il governo del cambiamento intanto è scomparso. Sparito nel nulla. Nessuna traccia. Forse si è buttato dal balcone, una notte di settembre.

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