Quattro miliardi di bugie

 

Il segno della retromarcia sta tutto nel non detto, nelle frasi mezze e mezze, nelle parole rimaste appese, strozzate in gola. Lontani i tempi del “Bruxelles? Me ne frego”. Perché sì, Salvini ci prova a fare il duro, a dire che l’Europa non deve avere figli e figliastri, che si è arrivati al 2% ma sotto non si andrà, ora basta. Però le sue parole hanno la stessa credibilità di chi diceva che sotto il 2,4% non si sarebbe scesi. Mai. Sì, si è visto.

Di Maio invece è quasi commovente. Sui social si sforza di tenere compatta una testuggine senza guscio, prova a dire che due miliardi in meno sul reddito di cittadinanza non comporteranno alcuna conseguenza. E una cosa è certa: faccia tosta e coraggio non gli mancano. La sua vicenda personale, però, rischia di sfociare a breve nel tragicomico. Mentre lui teorizza la nuova figura lavorativa del navigator, Beppe Grillo ha già in mente di affibbiargli una sorta di tutor: Alessandro Di Battista. Quando si dice “non c’è limite al peggio”.

Sarà curioso capire, da gennaio in poi, come Salvini e Di Maio imposteranno la loro campagna per le Europee. Solleticati dall’istinto primordiale di denunciare le regole ferree di Bruxelles, ma incatenati dalle loro stesse azioni, dall’ingannevole narrazione secondo cui quello 0,4% in meno non ha snaturato il senso della Manovra.

Stretti, avvinghiati, nell’abbraccio della paura: due miliardi li taglio io e altri due li togli tu.

Quel che resta è una somma: 4 miliardi di bugie.

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