Una notte da premier

Prova ad uscire dall’inconsistente dimensione in cui l’hanno confinato, a bucare lo schermo e a smarcarsi dagli schemi rigidi che spettano ad un avvocato. Perché è pur vero che la linea difensiva spetta a lui, ma i due clienti, Di Maio e Salvini, hanno pretese precise, richieste chiare, che spesso non combaciano con ciò che l’uomo Conte vorrebbe dire.

Eppure negli studi di Porta a Porta, davanti ad un Bruno Vespa che lo tratta con rispetto, Giuseppe Conte potrebbe sembrare per qualche minuto il Presidente del Consiglio di un qualsivoglia governo di centrosinistra o di centrodestra. Certo, resta soprattutto sui temi economici la spocchia populista alimentata dall’irrealtà, ma è soprattutto sulla sensibilità che un governo dovrebbe avere che Conte prova forse per la prima volta dall’inizio della legislatura ad esercitare le funzioni che il suo ruolo prevede.

Succede quando si parla dei 49 migranti (finalmente in arrivo a Malta!), quando chiarisce che la politica del rigore sull’accoglienza non può essere minata da un’azione marchiata “col segno dell’eccezionalità”, quando risponde a tono (alleluia!) a Salvini che conferma i porti chiusi, annunciando di essere pronto ad andare a prendere i disperati con un aereo.

E’ un brivido fugace, probabilmente. Conte resta e resterà il vertice di un esecutivo populista e sbagliato. Un mediatore, un esecutore con scarso potere decisionale, ma il “mah” che gli rifila Salvini su Twitter è una medaglia di cui andare fieri. Giuseppe Conte, un giorno, potrà dire di aver vissuto una notte da premier. Una, almeno.

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