Chiudere i porti e chiudere gli occhi

Chiudere gli occhi, provarci davvero. Immaginarsi disperati e soli, vestiti di stracci, a bordo di un gommone che pian piano si sgonfia. E noi che non sappiamo nuotare.

C’è acqua, solo acqua, o almeno così sembra. Perché non è azzurra e limpida come l’abbiamo sognata, non è quella del mare d’estate. Ma è fredda, tanto, e se i denti battono senza controllo un motivo ci sarà pure. Se tutto intorno è l’inferno, se la schiuma si solleva sotto braccia e gambe che mulinano a vuoto, che esprimono voglia di vita che piano si spegne, allora è così che si muore.

Tra urla di amici e fratelli, di padri e madri colpevoli di aver sognato un’esistenza altra, un’esistenza punto. Fra pianti disperati di chi ancora non parla ma annusa l’orrore, tra preghiere di chi vuole tornare, ma dove? A casa. Ma dove? Se una casa non ha.

Guardare il cielo questa notte non aiuta. La Luna di gennaio è gelida e austera, avara di miracoli. Nessuno che arriva, nessuna mano da afferrare. Non serve gridare, voltarsi in cerca di sponde, distante il mondo, vicina la fine.

E chissà se lo sanno, quelli che parlano facile, quelli che hanno una ricetta per tutto, la paura che c’è ora, il sapore dell’acqua in gola, che invade i polmoni, che mozza il respiro.

Quelli che pensano che la paura di morire ci fermerà, quelli che non fanno mai i conti con la voglia di vivere sempre più forte.

Quelli che chiudono i porti. Mentre noi chiudiamo gli occhi.

Una risposta a “Chiudere i porti e chiudere gli occhi”

  1. Si chiudono gli occhi per morire,si chiudono gli occhi per non voler vedere:stiamo vivendo la shoa del nostro secolo,con le stesse responsabilità e la stessa indifferenza,pronti a celebrare in un prossimo futuro qualche giornata del cavolo per pulirci le coscienze: che Dio o chi per Lui,ci perdoni tutti!

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