Porca puttena, Nonno Libero c’è cascato

Una premessa è d’obbligo: a Nonno Libero vogliamo bene e vorremo bene sempre. Ma pure i nonni, a volte, sbagliano. Lino Banfi è un mostro sacro della comicità italiana, un emblema del nostro Paese che è giusto onorare e difendere, godersi e ringraziare. Ma vederlo sul palco che celebra il reddito di cittadinanza accanto a Luigi Di Maio è stato uno spettacolo che ci saremmo onestamente risparmiati.

Lui, da pugliese dal cervello finissimo, lo ha specificato subito che “con la cittadinanza” non c’entra nulla. Eppure è chiaro che la sua nomina a rappresentante dell’Italia all’Unesco lo rende improvvisamente un simbolo di parte, lo priva almeno un po’ della sua identità NAZIONAL-popolare, lo riduce ad espressione di uno spicchio di Paese che ha deciso di appropriarsene e di elevarlo ad orgoglioso emblema della propria semplicità.

Ecco, quella semplicità era fino ad oggi di tutti quanti. Da adesso, per quanto di ruolo istituzionale si tratti, nonostante Lino Banfi sia ambasciatore dell’Italia e non del MoVimento 5 Stelle, Di Maio l’ha fatta un po’ sua, rubandola a tutti gli altri.

Nella sua onesta ingenuità Nonno Libero non ha colto forse il sottinteso politico della sua presenza accanto a Giggino. Ha creduto alla buona fede di un giovane: non ha scavato oltre, si è fidato, ha sbagliato. E porca puttena, verrebbe da dire…

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