I milioni di italiani ostaggio di Salvini

Salvini e il suo destino. Personale e non. Politico e non. Dibattito a dir poco lunare, scollegato dalla realtà, che intanto corre, eccome se lo fa.

Di Maio reduce dall’ennesima notte insonne. Si arrovella da giorni sul sistema da trovare per salvare la faccia e quel che resta del MoVimento 5 Stelle. Perché era evidente fin dalla richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini: solo un kamikaze avrebbe potuto avallare la proposta del Tribunale dei Ministri dopo aver approvato pure le virgole nella gestione del caso Diciotti.

Ma vallo a spiegare alla frangia manettara dei 5 Stelle, a quelli che il garantismo lo usano solo per le inchieste delle Iene sui papà dei loro leader, che se Salvini dev’essere processato allora toccherà pure a loro, almeno a livello politico, essere rinviati a giudizio.

Così, pare, alla fine proveranno ad immolare Conte. Il quale, si dice, depositerà agli atti del Senato un documento per tentare di spostare la discussione su un altro piano: “Voi, M5s in Giunta, approvate o no la condotta del GOVERNO sulla Diciotti?“.

La chiamano exit-strategy, via di fuga, è l’unico modo per salvare il salvabile. Non solo di Salvini, ma pure del governo. Visto che della dignità si è fatto un decreto e dell’onestà non si parla più.

In tutto ciò, però, al pari dei migranti in attesa da giorni su una nave che per loro è diventata un’altra prigione, ostaggio di Salvini e di questa discussione sono pure alcuni milioni di italiani.

Quelli che si meravigliano di come un bel giorno il ministro della Difesa Trenta possa comunicare il ritiro delle truppe in Afghanistan senza consultare nell’ordine: il ministro degli Esteri Moavero, gli Usa nostri principali alleati, la Nato che fa da ombrello alla missione.

Quelli che ancora non hanno capito quale sia la linea del governo sul Venezuela. E soprattutto chi la detti: se Di Battista, un ex-parlamentare reduce dal suo buen retiro in Guatemala alle prese coi problemi aziendali del padre, oppure un governo (sì, ma quale?), unito soltanto quando si tratta di allontanare la crisi e preservare la poltrona.

No, qui conta una cosa soltanto, risolvere un dilemma che è diventato amletico: salvare o non salvare Salvini? Non c’è altro. Tutto il resto è noia.

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