Bambino di Foligno, amico mio

Hai preparato lo zaino coi quaderni, i libri e il diario, i tuoi genitori ti hanno messo nella cartella la merenda, assonnato hai messo piede in classe, dopo aver visto i cartoni, come tutti i giorni. La noia della scuola, il rifiuto per i compiti, tutto quanto l’hai dimenticato in fretta. Ti è bastato incrociare lo sguardo dei tuoi amici, del tuo compagno di banco, parlavate forse di calcio, di figurine non so, di videogiochi sicuro.

Poi è entrato il maestro, chissà perché ti ha detto che eri brutto, e ha chiesto ai tuoi compagni se anche loro la pensavano così. Ad un certo punto ha detto che eri talmente brutto da non volerti nemmeno guardare. Così ti ha messo spalle alla cattedra. Ed hai pensato che d’accordo, la lezione non è divertente, ma restare a fissare la finestra neanche, sentirti isolato rispetto agli altri neppure.

Tornato a casa hai saputo che il maestro aveva fatto lo stesso con la tua sorellina. Hai chiesto, domandato, provato a capire. L’insegnante ha detto che è stato un esperimento sociale. Quasi una prova per vedere come reagiscono i bambini dinanzi al razzismo. Che smemorato, il tuo maestro. Ha dimenticato che ai piccoli il colore della pelle non importa. Quello arriva da grandi, purtroppo, perché c’è sempre qualche stupido che glielo insegna.

Non so se hai pianto, se ti hanno spiegato, come te l’hanno detto. Non so se sei rimasto sorpreso, nel caso hai fatto bene, hai tutte le ragioni. Siamo noi che purtroppo non ci meravigliamo, noi che ad un’Italia così non ci abituiamo e non ci rassegniamo. Né mai lo faremo. Puoi fidarti.

Caro bambino di Foligno, bambino e basta, senza nero, non disperare, non preoccuparti: guarda che hanno fatto i tuoi compagni di classe. Suonata la campanella hanno raccontato ai loro genitori quello che era successo. Hanno sofferto nel vederti lontano, hanno capito e reagito. Ti hanno difeso e protetto. Più dei grandi. C’è speranza, caro bambino di Foligno. Bambino e basta, amico mio.

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