Liberté, liberté

Dei 49 migranti gliene tolgono uno. Perché com’era già accaduto con la Sea Watch e con la Sea Eye quel numero maledizione torna a perseguitarlo: 49, come i milioni sottratti dalla Lega e finiti chissà dove. Ma per Matteo Salvini cambia poco, cinismo e razzismo sono la sua unica cifra, il solo modo che conosce per politicizzare un dramma.

Rispetto ai salvataggi precedenti, però, il dubbio che ad avere speculato sulla tragedia non sia stato Salvini solo, questa volta resta. Che la Mare Jonio di Mediterranea non si sia diretta verso i porti di Tunisia e Libia può risultare anche comprensibile. Meno che non abbia avvisato Malta. E addirittura sospetto che da subito abbia fatto rotta verso Lampedusa.

Quasi si sia andati alla ricerca del caso politico. Non tanto, come Salvini dice, per disturbare il voto in Parlamento sulla Diciotti, ma semplicemente per dare fastidio al governo, per far tornare d’attualità il dibattito sui migranti e sui “porti chiusi” che in realtà sono aperti.

Restano così le immagini e le voci degli unici innocenti di questi viaggi della speranza e dell’illusione. Gli applausi ritmici di 48 africani che festeggiano la possibilità di toccare nuovamente terra. Non ci avrebbero scommesso, ma ci hanno scommesso.

Coi loro modi, alla loro maniera, intonano canti di un mondo che ci appare lontano, eppure dista poche miglia marine. Sfuggiti ai lager libici, il solo sorriso è per loro, che riescono a farsi capire, e bene, quando urlano “liberté, liberté”.

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