Il governo non risorge. Neanche a Pasqua

Se qualcuno c’aveva sperato si metta l’anima in pace. Perché nemmeno lo spirito di Pasqua può riuscire a sedare la rissosità di un governo che ha perso la bussola, che passa il suo tempo a setacciare i lanci d’agenzia in cerca di dichiarazioni cui appigliarsi per ribaltare il fronte delle accuse.

Ciò che non viene ribaltato, per ora, è il tavolo del governo. Eppure per la prima volta da tempo non vengono smentite con forza le indiscrezioni che parlano di un voto in autunno. Le poche che arrivano sono di facciata, armi utilizzate per addossare sull’avversario le colpe della crisi. Perché di questo si tratta, dopotutto, di una serie di veleni e di ripicche, di agguati e di rancori, che li porterà: a nuove elezioni.

Perché non si sopportano più, d’un tratto. Con Di Maio che in privato sfida Salvini a vincere le Politiche per provare a governare da solo. E con Salvini frenato soltanto dal non volere fare di Arcore la nuova Canossa.

In questo immobilismo che blocca ogni mossa, nell’attesa di una scusa che porti il governo a saltare, di capire chi se ne intesterà la fine, resta il sospetto che in fondo nessuno dei due abbia tanta voglia di scollinare l’estate. Quando bisognerà compensare la mancata crescita con misure impopolari, quando si dovrà passare “dalle parole ai fatti”, quando la nuova Manovra sancirà il fallimento del primo anno di non-governo.

Così si passa il tempo a guardare l’orologio, ingannando l’attesa coi tweet alla Nutella di Salvini, sperando che passi in fretta. Perché no, il governo non risorge. Neanche a Pasqua.

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