Non è “prima i rom” ma “mai coi fascisti”

Una società civile che abbia la pretesa di definirsi tale deve avere il coraggio di affermare il diritto anche quando questo è altamente impopolare. Casal Bruciato è la linea del Piave della nostra dignità. Le immagini di una mamma scortata da decine di poliziotti mentre tiene in braccio la propria figlia, gli agenti che la sottraggono ad un tentativo di linciaggio barbaro e violento, fascista e inaccettabile, sono allo stesso tempo un’onta e una speranza.

Devono farci vergognare, perché sono la prova dell’intolleranza e del degrado, dell’assenza di moderazione e del pregiudizio che ci stanno intorno. Ma allo stesso tempo devono darci coraggio, perché confermano che uno Stato ancora c’è, che in Italia ancora esiste la capacità delle istituzioni, o almeno di una loro parte, di distinguere ciò che è giusto da quel che è sbagliato. Qui non importa che siano bambini rom, importa che siano bambini. E se la legge dice che hanno diritto ad una casa è giusto che abbiano una casa: non si può pensare di dichiararli fuorilegge perché hanno un accento diverso dal nostro, usanze e tradizioni proprie, magari “troppi” figli. Tra parentesi papà Omerovic è bosniaco: la stessa nazionalità di Edin Dzeko, l’attaccante della Roma che fa esultare molti di quelli che oggi protestano. E’ un eterno paradosso.

E’ l’assurdo di chi chiede maggiore sicurezza, pene severe, giustizia certa, non più disordine, non sia mai campi rom e poi protesta quando un alloggio popolare viene assegnato – nel rispetto delle leggi – ad un nucleo familiare di 14 persone. Il principio è lo stesso di chi dice di combattere l’immigrazione e poi col decreto Sicurezza riempie le strade di nuovi “irregolari”. Un controsenso figlio del pregiudizio e dell’ignoranza, del razzismo e dell’intolleranza.

Le periferie romane, ma non solo quelle, hanno pieno diritto di protestare contro un’amministrazione incapace di metterle “al centro” delle proprie politiche. Ma affidarsi a gruppi come CasaPound ha un solo risultato: quello di passare immediatamente dalla parte del torto.

Salvini dice prima gli italiani. Di Maio avrebbe detto prima i romani. Noi diciamo un’altra cosa: mai i fascisti. Così non ci sbagliamo.

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