Le toghe e il segreto di Pulcinella

Lo scandalo nel CSM si allarga ogni giorno di più. E ogni giorno di più la Giustizia appare agli occhi della gente meno giusta. E’ vero che la commistione tra politica e magistrati è il segreto di Pulcinella. Ma ora che questo segreto è venuto definitivamente a galla è giunto il momento di guardarsi negli occhi, tutti, e di porvi rimedio con serietà.

Dopo anni di proclami e di proposte lasciate cadere nell’indifferenza generale penso sia arrivata l’ora di compiere un taglio netto, di recidere legami inaccettabili, di ripristinare il concetto di separazione dei poteri, in una frase: di abolire le correnti dei magistrati.

Non si capisce per quale motivo un giudice, che dovrebbe essere la personificazione della terzietà, dell’imparzialità, debba collocarsi all’interno di un’associazione che prende posizione politica.

Dico di più: sono dell’idea che un magistrato non possa fare politica. In nessun caso.

L’attuale norma prevede che un giudice non possa essere iscritto ad un partito politico: siamo dinanzi ad una grande ipocrisia, visto che i magistrati possono essere comunque eletti in Parlamento e ad altri incarichi politici da “indipendenti” (per modo di dire).

Attenzione: questo non significa “privare” un cittadino come un altro (in questo caso il giudice) dei suoi diritti politici, ma di “sospenderli”. Tradotto: vuoi fare politica? Rinunci alla carriera di magistrato. Nel momento in cui decidi di scendere nell’agone politico perdi di credibilità e non sei più garante della neutralità necessaria per esprimere un giudizio. E’ come se l’arbitro di una partita di calcio decidesse per qualche minuto di indossare la maglia di una delle due squadre, salvo poi pretendere di tornare a dirigere la gara come niente fosse.

Il presidente emerito della Consulta, Valerio Onida, sostiene che gli eletti nel Csm “devono ricordare che non devono rispondere agli interessi delle correnti quando svolgono le loro funzioni”. Non sono d’accordo. E’ inevitabile che un’associazione che si rifà ad una componente politica sia portata a rispondere ad essa. E’ tragicamente umano che l’associazionismo delle correnti degeneri fino a determinare, come ha sottolineato lucidamente Mattarella, la perdita di “fiducia e prestigio” agli occhi dei cittadini.

Dobbiamo attendere un nuovo scandalo per prendere provvedimenti?

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