Sì Tav (ma con inevitabile scaricabarile)

Nei nove minuti scarsi di diretta Facebook in cui Giuseppe Conte annuncia di fatto il Sì alla Tav Torino-Lione si annidano i peccati originali più gravi e inquietanti di questo non-governo del cambiamento.

Così com’era avvenuto sull’Ilva, così com’era accaduto col Tap, anche sull’Alta Velocità l’esecutivo viene sconfessato dai dati di realtà messi in fila, uno dopo l’altro, da quanti hanno capito per tempo che questo esperimento di governo altro non è che un grande bluff.

Così, a parte le bugie svelate, come le fantomatiche “condizioni mutate” che oggi portano a dire Sì e ad archiviare il No, a parte le famose “penali” da pagare in caso di uscita unilaterale dal progetto che prima venivano negate e oggi sono citate come motivo principale della realizzazione dell’opera, a parte la retorica di colui che si presentò come “avvocato difensore del popolo” e oggi si propone addirittura come “padre di famiglia” degli italiani (Salvini docet), a parte questo – dicevamo – nei modi e nella sostanza c’è il volto di un governo che ha fatto dello scaricabarile il proprio marchio.

Sono quelli della manina, quelli incapaci di assumersi le responsabilità delle proprie idee e delle proprie azioni. Sono quelli che per orgoglio preferiscono far passare la Tav come un’opera dannosa anziché festeggiare un progetto importante per l’Italia. Sono quelli che prima di ammettere un torto devono andarci a sbattere, ma così facendo portano noi a sbattere. Sono quelli senza memoria e senza vergogna. Sono quelli del No Tav, poi mitigato in Ni Tav, infine diventato Sì Tav. Ma con scaricabarile inevitabile. Come dire: siamo al governo, ma è come non ci fossimo.

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