Una persona seria se ne va

L’addio di Raffaele Cantone all’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, prima della scadenza del suo mandato è una notizia. Una brutta notizia. Cantone vive sotto scorta dal 2003, è l’uomo che ha fatto condannare all’ergastolo Francesco Schiavone, “Sandokan” del clan dei Casalesi, è uno che le mafie le conosce così bene che queste hanno pensato di ucciderlo in un attentato per levarselo di torno. E’ un onesto servitore dello Stato.

Ecco, che questo signore decida ad un certo punto di fare i bagagli e levare il “disturbo” dal suo ufficio, sentendosi quasi mal sopportato, notando un cambiato approccio culturale nei confronti dell’autorità che fino ad oggi ha presieduto, è un segnale preoccupante. La dice lunga sul clima che si respira nel Paese, la dice tutta di un governo che strizza l’occhio spesso e volentieri alle persone sbagliate.

Che questo magistrato sia stato isolato, spesso escluso e non ascoltato su temi di sua competenza, tenuto finché è stato possibile al suo posto per ragioni d’apparenza, per non passare come “quelli che hanno cacciato Cantone”, è qualcosa di triste, oserei dire di vergognoso.

Raffaele Cantone ha capito da tempo, prima di molti altri, che questo governo non è interessato a risolvere i problemi ma soltanto a far credere che lo siano stati. Non lo dirà in questi termini, perché conosce il valore del rispetto istituzionale, ma è chiaro che il suo disimpegno è sì voglia di dare una mano ad una magistratura che deve rinascere, ripensarsi, riformarsi, ma prima di tutto un’ammissione di impotenza di fronte ad una classe (non)dirigente che si è definita per la sua lontananza dalla realtà, più interessata a partorire slogan d’impatto, si veda la legge “spazza-corrotti”, che a sfornare provvedimenti in grado di sradicarla.

Va bene così, dev’essersi detto Cantone. Leverà le tende, tornerà a fare il magistrato, ma soprattutto lascerà a questo governo il compito di fare dell’Italia un Paese paradossalmente più manettaro e più corrotto. Perché è questo che fa un onesto quando le condizioni per lavorare non ci sono più, è questo che fa chi alla poltrona non è incollato, chi capisce che lottare contro i mulini a vento non serve. Una persona seria se ne va.

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