La dignità trionfa

Sarà vero che la politica è fatta di tatticismi e strategie, che per arrivare in alto bisogna scendere a compromessi, rinunciare a qualcosa della propria integrità morale, ad alcuni dei propri capisaldi personali. Sarà vero, per alcuni. Ma per altri no.

Noi non conosciamo Carlo Calenda. Non sappiamo se dietro il suo addio al Pd si celi in realtà un altro giochino di prospettiva, la speranza di coltivare un proprio orticello, la volontà di bruciare sul tempo Matteo Renzi nella creazione di quel contenitore liberale che milioni di italiani attendono. Ma nella scelta di rassegnare le sue dimissioni dalla direzione nazionale del Partito Democratico possiamo intravedere la figura di un uomo coerente, il coraggio di un potenziale leader, il rispetto della parola data.

Certo, qui, in questa stessa sede, abbiamo elogiato la manovra di Renzi, la sua capacità di sparigliare le carte di Salvini, di fargli andare di traverso la crisi e di congelarne le ambizioni. Ma allo stesso modo, su queste stesse pagine, abbiamo detto in tempi non sospetti che dal voto non si fugge. Per dirla con le stesse parole di Calenda “tentare di difendere la democrazia dalla democrazia conduce solo al populismo e al discredito delle istituzioni democratiche“.

Come Salvini non poteva pretendere di fischiarsi un calcio di rigore a porta vuota da solo, così gli altri partiti non possono pensare di portare via il pallone perché non sono abbastanza allenati per vincere. Diverso sarebbe stato formare un governo istituzionale o di scopo – chiamatelo con la forma che preferite – e una volta messi i conti in sicurezza tornare alle urne.

Di nuovo: non sappiamo quale sarà l’approdo di Carlo Calenda. Non siamo a conoscenza delle sue prossime mosse, delle sue intime (e legittime) mire. Sappiamo però riconoscere la dignità, quando la incontriamo. E non è quella che si cerca di imporre per Decreto, ma è quella che si percepisce come stile di vita, come stella polare. E’ la stessa che a volte impone di fermarsi, di smarcarsi, di staccarsi dal gregge che muove senza sapere, senza capire. E’ quella che indica una strada, forse più tortuosa, ma una strada. E’ quella che consente di fare un passo indietro. La dignità trionfa.

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