In risposta alle ultime 8 baggianate di Alessandro Di Battista

Contraddire Alessandro Di Battista non è uno sport entusiasmante. E’ più o meno come giocare a tennis contro il muro: non c’è gusto, fa tutto lui. Quando però un post su Facebook del nostro “analista politico-reporter-scrittore-ex deputato-attivista extraparlamentare-so tutto io altro che voi” ottiene un’eco così importante sulle pagine dei giornali è bene fare un piccolo sforzo di verità. O di onestà, termine caro (a parole) alla “casta” grillina.

Nel motivare la sua diffidenza nei confronti del Pd – un sentimento legittimo che appartiene anche a chi vi scrive – Di Battista compie molteplici autogol che è corretto registrare.

Punto 1: “NON VI FIDATE! Non vi fidate del PD derenzizzato, ripeto, Renzi ci ha lasciato dentro decine di “pali”“. Ecco, lo stesso discorso potrebbero farlo nel Pd. E dire: “Ragazzi, non vi fidate: Di Maio ha fatto l’alleanza con noi, ma Conte non è imparziale come dicono“. Oppure: “Ragazzi, state accorti: il MoVimento ha due possibilità. Se tutto andrà bene si intesterà i meriti dell’attività di governo. Se le cose andranno male si giocherà la carta Di Battista“. Appunto.

Punto 2: “Non vi fidate dei giornali che per la prima volta vi apparecchiano interviste più morbide. Il loro obiettivo è la “normalizzazione” del Movimento (come se aver lottato contro questo sistema fosse anormale)“. In questa frase, tipicamente da Dibba, è racchiuso il tragico errore del Pd nel formare un governo coi 5 Stelle. Non sono cambiati: sono sempre quelli che definiscono “pennivendoli” i giornalisti che fanno il loro mestiere. Vedono complotti ovunque, diffondono fake news ad arte, conducono una caccia alle streghe ingiustificabile neanche sotto Halloween.

Punto 3: “Non vi fidate delle smielate parole di Franceschini. Franceschini vuole fare il Presidente della Repubblica e sta già in campagna elettorale parlamentare…“. Niente da dire: anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno.

Punto 4: “Non vi fidate delle false aperture del PD sulla revoca delle concessioni ai Benetton. Salvini non ha voluto togliergli le concessioni per codardia e pavidità, il PD cercherà di non farlo per contiguità“. Detto che secondo me le concessioni autostradali non saranno revocate, se Salvini è stato codardo e il Pd è contiguo, cosa vogliamo dire del MoVimento 5 Stelle, caro Dibba, che ha governato prima con l’uno e poi con l’altro? Non sarà che prima delle revoca delle concessioni, prima dell’Ilva, della Tap, della Tav, vengono – soprattutto per voi – le poltrone?

Punto 5: “Non vi fidate dell’Europa (e sia chiaro, io non sono affatto un anti-europeista), in cambio di un po’ di flessibilità in più chiederanno all’Italia le ultime chiavi di casa rimaste“. Urge informare Di Battista che l’Europa – entità nelle sue parole quasi astratta – ha al governo una presidente eletta con i voti del M5s: tale Ursula Von der Leyen. Rispetto alla richiesta di flessibilità e alla consegna delle ultime chiavi di casa rimaste riscontro poi un uso di retorica sovranista di chiaro stampo salviniano. Nostalgia? Malinconia? Tristezza?

Punto 6: “Non vi fidate della Lagarde, chiedete ai disgraziati greci e argentini ciò che ha fatto…“. Questa è la seconda volta del giorno in cui l’orologio segna l’ora giusta. Ma c’è da considerare un fatto che Di Battista non prende in esame: l’eredità di Mario Draghi è pesante, importante. Non potrà essere cancellata con un tratto di penna.

Punto 7: “Non vi fidate delle notizie che arrivano dal Medio Oriente, al contrario lavorate per la Pace. Ne va dell’interesse del popolo iraniano, saudita e yemenita e di quello di un mucchio di imprese italiane che hanno sempre lavorato bene con Teheran“. Evidentemente non bastava avere Luigi Di Maio alla Farnesina, ci tocca avere anche il ministro degli Esteri ombra. Il nostro Dibba, reduce dall’esperienza in Guatemala, vuole tornare ad incidere. Che volete? Lui è esperto. D’altronde solo pochi anni fa dipingeva il Venezuela di Maduro come un modello da seguire per l’Europa.

Punto 8: “Non vi fidate dei “nuovi ambientalisti”. Costoro sono i più sporchi, sono quelli che reputano il rispetto dell’ambiente solo uno spazio politico da occupare o che vorrebbero far pagare la lotta all’inquinamento ai poveracci e non a chi inquina davvero“. Populismo? No, è dargli troppo peso. Festival della banalità, retorica del complotto che ritorna. Dibba, ricordaci, e ricordati, con chi governi.

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