8 domande a Luigi Di Maio dopo l’ennesima sparata sul vincolo di mandato

Ma Luigi Di Maio, che oggi chiede l’introduzione del vincolo di mandato per evitare il “mercato delle vacche” dei parlamentari che cambiano partito, è lo stesso che in poco più di un anno ha stretto alleanze con due forze politiche agli antipodi dopo aver detto e ripetuto allo sfinimento che il MoVimento 5 Stelle non si sarebbe mai accordato con nessuno?

La persona che oggi dall’Onu – pensate un po’ la vita – dice “se vieni eletto con una forza politica e passi con un’altra forza politica te ne vai a casa” è la stessa che ha abbracciato prima le idee di Matteo Salvini e poi quelle del Pd al solo scopo di preservare la propria poltrona?

Colui che oggi annuncia una richiesta di risarcimento di 100mila di euro nei confronti di chi ha deciso di lasciare il MoVimento 5 Stelle per accasarsi altrove è consapevole che l’assenza del vincolo di mandato dalla Costituzione è volta a tutelare i parlamentari anche dall’obbligo di appoggiare giravolte come quelle da lui realizzate in questa legislatura?

E se ne è consapevole, perché non rinuncia una volta per sempre alla tendenza anti-democratica e anti-parlamentare di stampo Casaleggiano?

E’ chiedere troppo demandare la condotta di un membro del Parlamento al principio di “responsabilità politica”? Ovvero che a giudicare il suo operato siano i cittadini e soltanto loro il giorno in cui – presto o tardi – si tratterà di tornare al voto? E si è domandato come mai tra tutte le nazioni del mondo il vincolo di mandato è presente soltanto in Portogallo, Bangladesh, India, Panama e Nicaragua (due Paesi, questi ultimi, tanto cari al gemello diverso Di Battista)?

Invece di parlare dell’introduzione del vincolo di mandato, non sarebbe meglio concentrarsi su altre corbellerie del tipo il “mandato zero”?

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