Perché non si può accettare che Lorenzo Fioramonti resti ministro

Sono bastati pochi giorni a Lorenzo Fioramonti, ministro del Miur, per guadagnarsi il titolo di “nuovo Toninelli” della squadra di governo. E con tutto l’affetto che possiamo nutrire per il buon Danilo – che non è cattivo – il riferimento al grillino che per 14 mesi ha bloccato le infrastrutture di questo Paese è da riferirsi alla sua straordinaria capacità di concepire uscite imbarazzanti una dietro l’altra.

Dopo aver proposto tasse su merendine, bibite gassate e voli aerei, l’economista laureato in filosofia ha deciso di passare alla storia come il primo ministro dell’istruzione che ha invitato gli alunni delle scuole a tirare filone. Poco importa che lo scopo sia nobile, che la partecipazione dei ragazzi ad iniziative come quelle contro il cambiamento climatico vada incentivata. Capite il personaggio: è tafazziano.

Ma se queste prime settimane di autogol non bastavano a chiederne l’immediata sfiducia (d’altronde un po’ di rodaggio per rendersi conto che dalla cattedra universitaria di Pretoria si è diventati numero uno dell’istruzione, dell’università e della ricerca italiana è giusto concederlo) al contrario di motivi per chiederne immediate dimissioni ne avanzano in abbondanza dopo l’inchiesta de “Il Giornale” che ne ha messo in luce un passato recente da leone da tastiera a dir poco indecoroso.

Un comportamento degno del peggiore hater, quello di Fioramonti, con attacchi sessisti rivolti a Daniela Santanché, definita nell’ordine: “demente”, “bugiarda”, “venduta”, “personaggio raccapricciante e disgustoso”, “le sputerei in faccia”, “zigomi rifatti”. Berlusconi bollato come: “Iettatore nano”. E la polizia descritta come “un corpo di guardia del potere, invece che una forza al servizio dei cittadini. I pochi poliziotti per bene hanno paura di far sentire la propria voce”. C’è perfino una giustificazione per Luigi Preiti, l’uomo che nel giorno del giuramento del governo Letta sparò al povero carabiniere Giuseppe Giangrande rovinandogli l’esistenza:”Ed ora tutti a prendersela con chi protesta, perché poi arrivano i pazzi che sparano. Ma io mi meraviglio che ce ne sia stato solo uno…”.

Sono parole intollerabili, soprattutto se pronunciate dall’uomo che dovrebbe rappresentare le istituzioni agli occhi dei ragazzi; che a questo punto, entrando in classe domattina, potrebbero perfino sentirsi autorizzati ad insultare un insegnante, sperando di ricevere dal Miur una giustificazione del tipo: “Anzi che la protesta è stata soltanto verbale! La colpa è dei docenti che non vengono incontro agli alunni!”. Siamo evidentemente alla follia. Siamo al punto di non ritorno di un’esperienza al governo che per Lorenzo Fioramonti, per quanto breve, è durata pure troppo. Ogni minuto senza dimissioni è un atto di vergogna che il ministro si auto-infligge. Peggio per lui. E per la sua dignità, se ne ha una. Ma ogni secondo che passa senza che a chiedere le dimissioni siano Conte e il governo da lui presieduto è uno schiaffo che un Paese normale non può accettare. Anche basta.

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