Pd e MoVimento 5 Stelle sono stati smascherati

Zingaretti e Di Maio

Matteo Salvini non ci piace, non è il nostro leader di riferimento, non lo sarà mai. Ma a Matteo Salvini, che questo Paese lo ha diviso dilaniandolo, provocando danni al tessuto sociale che dovremo curare per anni senza certezza di guarirli, va dato atto di una cosa: avere smascherato Pd e MoVimento 5 Stelle.

Le parole con cui Nicola Zingaretti ha aperto all’ipotesi di un accordo politico con i grillini dovrebbero suonare inquietanti per qualsiasi elettore democratico: “Vogliamo provare a farla diventare un’alleanza? Io dico sì, sennò torna Salvini“. Non c’è un programma, una base di ideali comuni, un disegno di Paese da costruire, ma c’è un collante: l’avversità contro quello che viene considerato il nemico pubblico numero uno.

Illudersi che questo possa bastare, che l’anti-Salvinismo possa essere il motore per costruire un’Italia migliore equivale a raccontarsi una favoletta indegna di un pifferaio magico. Non è sommando i voti dei sondaggi, rallegrandosi per un 40% che in aggiunta ai voti di Renzi può arrivare intorno al 47-48%, che due elettorati diversi diventeranno un tutt’uno. La politica non è un procedimento nucleare, non si spiega con una fusione a freddo.

La manovra di palazzo che ha dato origine al governo era quanto meno giustificabile – non del tutto comprensibile – se motivata dalla volontà di salvare i conti pubblici, di evitare l’aumento dell’Iva, di porre rimedio ai danni fatti da Salvini (e Di Maio, non dimentichiamolo mai) al governo. Troppo presto, invece, si è andati troppo oltre. Quella che si prefigura oggi, dopo l’Umbria, è un’alleanza strutturale, un nuovo centrosinistra che più sinistro non si può.

Basta vedere cosa sta accadendo in Calabria, nella mia Regione, dove il Partito Democratico, guidato da personaggi che hanno sfasciato questa bella e sfortunata terra, mira a rifarsi una verginità proponendo un’alleanza coi 5 Stelle, archiviando il governatore Oliverio come fosse un dettaglio e non un motivo di imbarazzo eterno, e puntando sulla memoria storicamente corta dei calabresi. E’ troppo, persino per noi.

Per non parlare di Beppe Grillo che, dopo aver fondato un partito che mai avrebbe dovuto allearsi con alcuno, nel giro di un anno ha fatto il governo con la destra e con la sinistra, e nella kermesse dell’Italia 5 Stelle ha completato il giro della morte durato 10 anni, passando dal Vaffa Day al “vaffa” ai suoi, dal loro punto di vista giustamente riottosi nel ritrovarsi alleati al Pd un anno dopo essere stati alleati con la Lega.

Pensavamo di averle viste tutte, o comunque tante. Dovevamo renderci conto che era solo l’inizio.

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