Gli umbri non sono scemi

Come volevasi dimostrare.

I risultati delle elezioni in Umbria sono la conferma di un fatto che solo un illuso, o un Di Maio, o uno Zingaretti, poteva credere possibile.

E cioè che in politica si possa procedere per tentativi, senza riguardo per il passato. Senza vista sul futuro. Soprattutto senza rispetto per chi vota.

Perché la foto di Narni, l’alleanza Pd-M5s, diciamocelo chiaramente, questo è: un esempio di scarsa considerazione dell’intelligenza degli elettori.

Certo, può far comodo pensare, o perfino dire, che chi vota Salvini sia analfabeta e ignorante; che chi sceglie Meloni sia un fascista tornato alla carica dopo anni di buio.

Magari è vero: tra chi vota Lega sono molti gli ingenui che credono alle promesse del “Capitano”. E sì, tra quanti optano per Fratelli d’Italia ci sono nostalgici di un passato che la Storia stessa ha fortunatamente bocciato senza possibilità di appello.

Ma quello che hanno fatto i dirigenti Pd e M5s in Umbria non è meno grave. Hanno preferito l’ammucchiata alla politica. Hanno scelto la narrazione “contro” piuttosto che la proposta. La somma di differenze anziché la coerenza. E gli umbri, che come tutti gli italiani non sono scemi, lo hanno capito. E li hanno puniti. Sappiatelo: succederà ancora.

C’è poi un dato: la fine del MoVimento 5 Stelle è più di un’impressione. La loro storia è agli sgoccioli. Su queste pagine abbiamo scritto 8 mesi fa quello che a nostro avviso avrebbe atteso il MoVimento 5 Stelle: la fine. Non ci pentiamo di quell’analisi, ne sottoscriviamo anche le virgole.

I grillini non hanno una tradizione a cui fare riferimento nei momenti di difficoltà come i partiti di centrodestra e centrosinistra (sì, bisogna informarli che le ideologie non sono morte), non hanno uno zoccolo duro dal quale attingere, non dispongono di una riserva di aficionados tale da metterli al riparo dallo tsunami provocato dalle loro scelte. Ma soprattutto hanno esaurito la loro spinta propulsiva, smarrito il senso della propria missione. Il reddito di cittadinanza è stato approvato e non ha sortito l’effetto di cambiare l’Italia, né tanto meno di abolire la povertà: è un fatto. Il taglio dei parlamentari è stato approvato, ma è stato recepito dagli elettori per quello che era: un contentino anti-casta che non farà altro che peggiorare la funzionalità del Parlamento. Amen. Non c’è più un motivo per votare M5s: chi li sceglieva per la loro diversità ha capito di essere stato vittima di un grande fraintendimento. Diversità nel senso che pur di stare al governo possono scegliere partner ogni volta diversi. Punto.

Il Pd in tutto ciò non può considerarsi esente da colpe. Chi pensava che per archiviare i sovranisti bastasse mettere insieme due sigle cercava una scorciatoia, ma si è ritrovato in un vicolo cieco. Zingaretti ha subito l’apertura di Renzi al governo coi 5 Stelle ma è stato quello che ha dato il via alla “fase 2”: l’accordo strutturale coi grillini. Si è infilato in una sabbia mobile da cui difficilmente riuscirà a tirarsi fuori. Tanto più se continuerà a giocare di sponda con Giuseppe Conte, l’avvocato che ha prontamente diffuso la sua difesa d’ufficio: “L’Umbria conta solo il 2% della popolazione italiana“. Come discriminare un popolo orgoglioso e martoriato. Come manifestare la propria inadeguatezza al ruolo politico che un premier deve incarnare. Come dire: don’t touch my poltrona.

Avviso ai naviganti: dopo la crisi aperta da Salvini in agosto servivano “coerenza e coraggio“. Non ci sono state. Prendetevi le conseguenze. Non saranno le ultime.

Una risposta a “Gli umbri non sono scemi”

  1. Stiamo perdendo troppo tempo, dietro presuntuosi giovanotti incapaci di fare politica . Non tutte le loro idee sono da bocciare, soltanto che queste vanno valutate sulle ricadute, osservate il piano finanziario per il prossimo anno, viene da pensare a noi pensionati, che si aumentava l’Iva era meno dolorosa!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.